Musolino: «Non è vero che Giri e Campitelli non sapevano della revisione del Pef»

Il presidente dell'Autorità portuale: «L’accordo alla base del partenariato pubblico-privato fra ente e Venice.Ro.Port.Mos è stato presentato al comitato del 27 luglio 2018 e votato a maggioranza il 20 gennaio 2020

«Il bilancio è in pareggio e lo sarebbe stato anche a escavi fatti». Il presidente dell'Autorità portuale Pino Musolino ne era convinto poche ore dopo aver appreso della bocciatura del rendiconto 2019 del porto, il 18 giugno scorso, da parte dei 2 componenti di Città Metropolitana e Regione al comitato di gestione. Ieri, martedì 30 giugno, ultimo giorno utile per l'approvazione del bilancio, il comitato è stato disertato per la terza volta da Fabrizio Giri e Maria Rosaria Anna Campitelli. Un commissariamento, secondo le ultime indiscrezioni, è improbabile perché mancano 8 mesi al rinnovo della carica presidenziale dell'Autorità di sistema portuale del mar Adriatico settentrionale. Per il rendiconto 2019 il problema verrà superato con l'avvallo dal ministero dei Trasporti. Mentre il dubbio resta sulla conferma di Musolino al timone al termine del mandato. «Così non colpiscono me, ma l'economia, le imprese e il lavoro del Porto», anche questo il presidente aveva detto.

Il voto a maggioranza

Le precisazioni prodotte erano sul tavolo, a smentire la presunta assenza di trasparenza sulla revisione del piano economico finanziario (Pef) Venice.Ro.Port.Mos, secondo Musolino, a spiegare l'operazione alla base del partenariato pubblico-privato (Ppp) siglato fra l'Ente e il concessionario Venice.Ro.Port.Mos. «Tutta la documentazione è stata fornita in più occasioni - secondo l'Autorità di sistema portuale -, tanto ai rappresentanti di Città Metropolitana e Regione del Veneto, quanto a quelli istituzionali degli enti. L’accordo di riordino del Pef è stato presentato nella seduta del comitato di gestione del 27 luglio 2018. Il perfezionamento della revisione del Pef è arrivato con il voto favorevole a maggioranza il 20 gennaio 2020, momento in cui i rappresentanti di Città Metropolitana e Regione avrebbero potuto bloccare, se lo avessero voluto, l'accordo di revisione stesso».

Smentisce, Musolino, la tesi sostenuta martedì dal sindaco Brugnaro. Per il primo cittadino, «di quella sottoscrizione in un primo momento Giri e Campitelli non sapevano. E una volta venuti a conoscenza dissero che non andava bene». A gennaio, precisa Musolino, «il solo rappresentante della Città Metropolitana votò contro, giustificando la scelta sulla base del fatto che tale attività (l'approvazione del verbale di accordo preliminare per la revisione del Pef del luglio 2018) “non rientra nelle competenze del comitato di gestione ma è competenza esclusiva del Presidente", in contraddizione fra quanto dichiarato nel corso della seduta e quanto espresso successivamente». Del resto, il voto contrario al rendiconto 2019 di certo non comporta una revisione dell’atto di riordino del Pef di Fusina.

«Destre all'attacco delle portualità»

«Prima Trieste, ora Venezia. Vanno bene anche i pretesti per andare all'attacco delle portualità - scrive il presidente di Municipalità di Venezia  Giovanni Andrea Martini - Sono centri di potere che potrebbero sfuggire di mano in vista delle elezioni. Ormai saldamente ancorato alla destra in modo non più eludibile, Brugnaro ne assume il carico. Qualcosa deve essere cambiata anche a Roma, dove molte scelte prendono forma. Come quella sulle grandi navi o i fanghi da scavare, ma con un protocollo che non arriva da mesi. Dunque ci vuole una spallata, creare confusione e riproporre la litania della laguna che si adatta alle navi. La destra è in campo per prendersi Venezia. Guardare il disegno non le singole azioni», conclude.

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