Un anno di lavoro alla rianimazione dell'Angelo: la mortalità è sotto il 15%

Settecento persone gestite dopo un trauma o un incidente, e di queste 151 assitite in urgenza nella "Shock Room" e poi ricoverate per la gravità delle ferite e per la loro condizione di "grandi traumatizzati"

Settecento persone gestite dopo un trauma o un incidente, e di queste 151 assitite in urgenza nella "Shock Room" e poi ricoverate per la gravità delle ferite e per la loro condizione di "grandi traumatizzati": si riassume così il bilancio di un anno di lavoro della Rianimazione dell'Ospedale dell'Angelo.

I numeri

E' evidente che sul lavoro del Reparto di Terapia Intensiva, sono proprio questi "grandi traumatizzati" ad incidere in modo forte, e a rappresentare la sfida più importante: «Nel 2019 sono state circa settecento, nel totale, le vittime di trauma arrivate all'Angelo - spiega il Primario Francesco Lazzari -; ma se circa 550 sono state gestite come 'codici gialli', in collaborazione tra gli operatori della Terapia intensiva e il Pronto Soccorso, i 151 'grandi traumatizzati' sono stati gestiti come codici urgentissimi. Hanno quindi comportato l'intervento del nostro speciale 'TraumaTeam', e sono stati poi accolti in Terapia Intensiva per la necessaria degenza».

Operatività

E' il "Trauma Team", alla guida del quale c'è la dottoressa Debora Saggioro, ad accogliere un "grande traumatizzato". Il "Trauma Team" si prepara in Ospedale già dall'annuncio dell'incidente, ed è quindi pronto ad accogliere la vittima quanto i mezzi del Suem118 la portano in Pronto Soccorso. «La capacità della nostra squadra - spiega la dottoressa Saggioro - è quella di ricevere il paziente, stabilizzarlo, comprendere rapidamente le criticità, ordinarle per gravità e intervenire secondo i protocolli. Le competenze dei diversi specialisti, che però nel momento dell'intervento sanno dialogare tra loro secondo protocolli e linguaggio condiviso, portano ad un'operatività specialissima, in cui il rianimatore svolge una funzione centrale». Di questi "grandi traumatizzati", questi "codici rossi", dopo l'intervento nell'apposita "Shock Room", la Rianimazione si fa carico anche per quanto riguarda la degenza e la relativa assistenza fino al passaggio, quando la situazione lo consente, al normale reparto. Per molte di queste persone, nonostante la gravità dei traumi che avevano subìto, la Rianimazione dell'Angelo è stata, per fortuna, un momento di passaggio: «All'ospedale dell'Angelo attivo uno dei cinque 'Centri del Trauma' istituiti nel Veneto - sottolinea il direttore generale dell'Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben - e se nel 2019 Il tasso di mortalità è stato inferiore al 15%, rispetto ad un tasso del 25% rilevato dieci anni fa, è proprio grazie all'opera di questa équipe di specialisti multidisciplinari, in grado di gestire con un lavoro di squadra i casi più complessi e urgenti, in tempi strettissimi e con i più efficaci protocolli salvavita».

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