Martedì, 22 Giugno 2021
Attualità Castello / Calle Giazzo

Richard Wagner e Giuseppe Verdi sono tornati all’antico splendore

Terminati i restauri delle due statue ai Giardini della Biennale. Nel 2013 erano state sfregiate da un atto vandalico che aveva causato la rottura dei nasi

Dopo una complessa opera di restauro, i busti raffiguranti Richard Wagner e Giuseppe Verdi sono stati riportati all’antico splendore e ricollocati nella collezione dei Giardini napoleonici della Biennale, a Castello. Nel 2013 erano stati sfregiati da un atto vandalico, che aveva causato la rottura dei nasi. La versione restaurata delle due statue, finanziata dall’associazione Richard Wagner di Venezia, è stata svelata questa mattina, nel corso di una cerimonia che ha avuto luogo all’interno degli stessi Giardini. All’evento è intervenuta, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, l’assessore ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto.

«Questo risultato, portato a termine tra tante difficoltà, dall'acqua granda alla pandemia, è un ulteriore esempio di quello che può nascere dalla sinergia tra pubblico e privato - ha dichiarato la Zaccariotto - Il nostro spirito è di far sì che la città possa avere in tutto il suo straordinario patrimonio la disponibilità, la generosità, l'amore e l'entusiasmo di sponsor e mecenati. Grazie a questo restauro viene ridato onore a due grandi artisti che in vita non si erano mai conosciuti, ma che, attraverso le loro statue, continuano ad essere uniti nell'importanza che hanno avuto per la musica e l'arte. Gli interventi compiuti sembrano minimali, ma hanno comportato un grande lavoro da parte sia del restauratore, che dei tecnici di Sovrintendenza e Comune. Mi auguro che questo tipo di restauro possa essere utilizzato in futuro anche per altre opere della nostra città». La statua del musicista tedesco era stata realizzata nel 1908 dall’artista suo connazionale Fritz Shaper. Quella di Giuseppe Verdi dallo scultore italiano Girolamo Bertotti, tra il 1908 e il 1910.

Il restauro conservativo integrale dei due busti, che oltre all’assenza del naso presentavano uno strato di patina biologica con presenza di licheni, depositi e disgregazioni superficiali in alcune aree, è stato seguito nelle varie fasi da Soprintendenza e Comune. L’operazione è stata resa più complicata anche dalla pandemia. Per ricostruire i nasi delle due statue ci si è avvalsi di tecnologie digitali 3D e materiale non lapideo.

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