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Covid, a gennaio in Veneto le assunzioni calano del 27%

Venezia e Verona le province che soffrono di più. A Venezia la domanda di lavoro è scesa del 48%

Mercato del lavoro veneto fermo e flessione delle assunzioni. Questo scenario emerge dai nuovi dati dell’Osservatorio di Veneto Lavoro che confermano un inizio di 2021 segnato dal contesto di incertezza dovuto dal persistere della pandemia. Dai nuovi dati dell’Osservatorio si rileva che il saldo tra assunzioni e cessazioni nel mese di gennaio è stato sì positivo, come di norma in questo periodo dell’anno, per circa 18mila posizioni lavorative, ma inferiore a quelli registrati nel precedente biennio. Netto anche il calo delle assunzioni: -27% rispetto allo scorso anno e -32% rispetto al 2019. Su base annua il saldo resta negativo e pari a 13mila posti di lavoro dipendente in meno. Venezia, insieme a Verona, per la sua caratterizzazione turistica è tra le province che hanno più pagato le conseguenze del Covid. Nella provincia lagunare la domanda di lavoro è scesa del 48%.

«È un mercato del lavoro completamente ingessato, a causa del blocco dei licenziamenti e del ricorso alla cassa integrazione unito alla sfiducia delle imprese - afferma l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan. - Il blocco dei licenziamenti e l’uso degli ammortizzatori sociali è una condizione destinata però a non protrarsi. Elemento che mi preoccupa rispetto al pesante scenario di nuovi disoccupati che si prospetta. L’altro aspetto è, quindi, la sfiducia delle imprese. Gli imprenditori non si sono sentiti né protetti né accompagnati, disillusi da ristori insufficienti o del tutto mancanti. E questo sentimento di sconforto, unito al quadro di incertezza complessiva, si traduce oggi nella resistenza ad assumere». I numeri parlano chiaro «riflettendo la gravità della situazione a causa della pandemia – commenta il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin – Queste stime dicono l’urgenza di svoltare al più presto: i posti di lavoro non li creano i decreti o i sussidi, ma le imprese che hanno bisogno di essere sostenute».

Commercio e turismo

I settori più in difficoltà si confermano turismo e commercio, i più colpiti dalle restrizioni anti Covid. A gennaio a livello regionale registrano rispettivamente un calo delle assunzioni del 79% e del 34%. Nell’ultimo anno i posti di lavoro persi nel settore turistico, compresi alberghi, bar e ristoranti, sono stati circa 14.800. Altri 1.400 sono andati persi nel commercio. «Stiamo parlando di personale di supermercati e negozi - continua Donazzan -. Tra le conseguenze c’è l’impoverimento dei nostri centri storici che rischiano così di essere preda di speculazioni straniere. Cito come esempio ciò che sta accadendo Venezia con i cinesi».

La pandemia sembra aver «risparmiato» soltanto edilizia, agricoltura, servizi informatici e terziario avanzato. Le province ad aver pagato maggiormente gli effetti della crisi sono Venezia e Verona, cui si aggiunge Belluno, che sta già pagando le difficoltà della stagione invernale e del settore dell’occhialeria. «Altro elemento preoccupante che leggo tra i dati è il nuovo aumento degli scoraggiati – conclude l’assessore regionale al lavoro del Veneto. – A gennaio sono state presentate 9.600 dichiarazioni di immediata disponibilità, il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2020. Questo è un dato che ha effetto sul calo del numero di ingressi in stato di disoccupazione e conferma un fenomeno sul quale dobbiamo riflettere».

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