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Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Vaiolo delle scimmie, tre casi nel Veneziano

Si tratta di giovani adulti asintomatici, ricoverati in via precauzionale. Registrato anche un caso di Candida Auris in un paziente proveniente dall'estero

Tre casi confermati di vaiolo delle scimme all'interno del territorio dell'Ulss 3 Serenissima. Si tratta di pazienti adulti, tutti asintomatici, che sono stati precauzionalmente ricoverati all'ospdale Dell'Angelo di Mestre. 

Il fenomeno del vaiolo delle scimmie, che sta interessando tutta Europa e anche l'Italia (in Europa al 28 giugno si contavano 4.178 casi, di cui 159 nel nostro Paese), è arrivato anche in provincia di Venezia. La patologia infettiva è stata isolata dai medici dell'Ulss 3 negli ultimi dieci giorni. Inizialmente, i casi sospetti erano quattro, di cui tre sono risultati poi positivi. 

È scattato, oltre al ricovero, anche il tracciamento dei contatti dei pazienti. In media, per ognuno dei tre positivi al vaiolo delle scimmie ci sono tre o quattro contatti in sorveglianza. «Abbiamo deciso per il ricovero per una più semplice gestione di approfondimento, per cautela, non per gravità della situazione clinica», spiegano dall'Ulss. Il primo ricoverato, che era stato all'estero, è stato già dimesso. 

Un caso di Candida Auris

La situazione è costantemente tenuta sotto controllo dai medici che, in questi giorni, hanno registrato anche un caso di Candida Auris. Si tratta di un fungo e la sua particolarità è la multi resistenza (sia ai farmaci antifungini che agli antisettici). Il caso, uno per ora registrato, è quello di un paziente già con patologie critiche, proveniente da un ospedale estero. «In contesti delicati come gli ospedali, se questo fungo colonizza e infetta pazienti critici o immunodepressi, o in terapia, può dare origine a infezioni difficili da dbellare».

Isolato per la prima volta nel 2009 in Giappone, con i primi casi registrati in Italia nel 2019 (in Liguria e in Emilia Romagna), il Candida Auris ha un'elevata patogenicità e capacità di resistere: colonizza sia le superfici che la cute umana e può persistere nell'uomo per mesi. La presenza nel torrente circolatorio di questo germe, se non c’è una terapia adeguata, diventa grave. Tanto che la mortalità va dal 30 al 70%, in quanto questo germe provoca infezioni in soggetti critici spesso ricoverati per altre patologie.

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