Lunedì, 2 Agosto 2021
Attualità Lido

Nuovo vertice alla Cdp, più vicina la Variante per l'ex ospedale al Mare. I Comitati chiedono alternative

Venerdì in piazzetta Lepanto al Lido un incontro pubblico per un diverso progetto di riqualificazione della struttura come polo sanitario, quello dell'architetto Sandro Manoni

Il cambio al vertice di Cassa depositi e prestiti (Cdp), con l'insediamento da circa un mese di Dario Scannapieco, amministratore delegato e direttore generale al posto di Fabrizio Palermo, spiana la strada al Lido all'approvazione della delibera per la Variante del cambio di destinazione sull'area dell'ex ospedale al Mare. Le bonifiche sono state ultimate (il Comune ha investito 600 mila euro) e questo dovrebbe preludere, una volta approvato in Consiglio comunale il dispositivo urbanistico, al passaggio del Monoblocco dal demanio a Cdp per la realizzazione del suo progetto con i resort, l'Università e la riqualificazione del polo sanitario. «Ciò darebbe impulso a quello sviluppo del Lido necessario all'economia dell'isola, unica zona del litorale adriatico rimasta ferma agli anni '50 - commenta il presidente di Agenzia Sviluppo Venezia Beniamino Piro - Si va verso il progetto definitivo di Cdp per l'area (80 mila metri quadri), una volta che la delibera sarà approvata in Consiglio comunale. È notevole la portata dell'investimento per i posti di lavoro che crea (almeno 400 e con De Bains e gli Alberoni fino a 700) e per l'attrazione culturale che genera grazie alla presenza dell'Università - aggiunge Piro - Dopo la bonifica ci aspettiamo un'accelerazione dei lavori e la presentazione del progetto definitivo con le gare per l'affidamento dei lavori».

«Il progetto di Cdp annuncia edifici connotati dallo stile dei resort di lusso che, realizzati sul sedime dei padiglioni demoliti (Vicenza, Verona, Venezia, il Belluno e il padiglione Orfani di Guerra), di fatto occuperanno tutto il fronte sul mare, conquistando uno degli ultimi varchi che i vincoli erano riusciti a sottrarre all’economia turistica», commenta Italia Nostra, associazione a salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali che a Venezia è contraria all'abbattimento dei 5 padiglioni dell'ex ospedale e che per questo ha fatto ricorso al Tar. Il tribunale amministrativo potrà ora esprimersi entro marzo 2022.

«Mentre il progetto iniziale prevedeva l'abbattimento generale delle strutture esistenti, questo nuovo piano prescrive che rimanga in piedi il 75% dell'ex ospedale esistente. Qualcuno ha scelto di alzare barricate anche per il restante 25%, senza comprendere l'importanza del piano», afferma Piro. «Possono essere valutate altre destinazioni», replica Italia Nostra, che stasera alle 18.30 in piazzetta Lepanto al Lido presenterà quella dell'architetto Sandro Manoni assieme ad alcuni comitati ambientalisti, partiti e gruppi consiliari cittadini (fra gli altri: il segretario nazionale del Partito Comunista Marco Rizzo, il consigliere comunale di “Tutta la Città Insieme!” Giovanni Andrea Martini, gli architetti Giorgio Leandro e Marco Zanetti, la portavoce del Comitato ex Umberto Monica Coin, la portavoce del Comitato ex Gasometri Elisabetta Xausa, e il giurista Daniele Butturini). A coordinare ci sarà Susanna Polloni, della Segreteria del PC Venezia, sezione T. Vallotta. «A partire dall’esistente questo progetto valorizza i 5 padiglioni dell'ospedale per diversificare le funzioni senza snaturarne la struttura, in continuità con la vocazione naturale e storica, e si propone di dedicare spazi al termalismo, alle terapie del benessere, all’assistenza e alla cura degli anziani, alla foresteria e ai servizi, con zone dedicati allo sport e al tempo libero e, soprattutto, lasciando il presidio ospedaliero nel Monoblocco». 


 

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