archeologia / Cavallino-Treporti

Chiusa la campagna di scavo a Lio Piccolo: «Storia e partecipazione»

Gli archeologi hanno spiegato i risultati delle ricerche nella grande Villa Romana, dove si produceva pescato e sale. Si riparte nel 2025. La soddisfazione di amministrazione e ricercatori

Si è conclusa sabato 29 giugno, con una grande festa di chiusura, la campagna di scavo archeologico 2024 sulla Villa Romana nel sito di Lio Piccolo, portata avanti dal Progetto "Vivere d’Acqua, archeologie tra Lio Piccolo e Altino", diretto dal professor Diego Calaon, coordinato dalla professoressa Daniela Cottica dell’Università Ca’ Foscari Venezia e realizzato in collaborazione con il Comune di Cavallino-Treporti e la Soprintendenza Abap per il Comune di Venezia e laguna dal 2019.

L’evento si è svolto alla presenza del Sindaco del Comune di Cavallino Treporti Roberta Nesto, dell’Assessore alla Cultura Alberto Ballarin, della prorettrice alla ricerca Maria del Valle Ojeda Calvo Direttrice scientifica del Progetto Pnrr Change/Crest, Monica Calcagno la cui presenza corale ha sottolineato quanto Lio Piccolo, oltre che un progetto di ricerca, sia un progetto di archeologia pubblica e partecipata: gli archeologi di Ca’ Foscari hanno infatti progettato, insieme al Comune e con il particolare coinvolgimento della comunità di Cavallino-Treporti, lo scavo, le ricerche e le future disseminazioni. 

Numerosi incontri di comunità, dallo scorso inverno, hanno accompagnato gli archeologi fino allo scavo di oggi condotto tra aprile e giugno del 2024. Lo scavo nelle ultime quattro settimane è stato aperto al pubblico in maniera costante con quasi 20 appuntamenti tra aperitivi archeologici a bordo scavo, conversazioni e incontri con il pubblico. Il cantiere archeologico è stato trasformato in un palcoscenico dove comunità, turisti e archeologi si sono confrontati intorno ai temi quali la ricostruzione del paesaggio antico, le modalità di fruizione del patrimonio culturale lagunare e i temi circa la sostenibilità dell’uso turistico di questi fragili spazi. 

La villa e i risultati delle ricerche

Lo scavo archeologico ha permesso di vedere come l’intera Villa, sia per la parte produttiva che quella residenziale, fosse stata progettata in modo integrato, rispondendo a un unico grande progetto di sfruttamento delle risorse lagunari a partire dal I secolo d.C. La struttura della cosiddetta Villa Romana di Lio Piccolo, rivolta verso all’interno, verso l’attuale laguna, dava le spalle a imponenti dune di sabbia, forse alte anche più di 10 metri, che proteggevano la Villa e, poco più di cento metri a oriente, separavano questo spazio produttivo dal mare e dalle onde. «Lo scavo permette di recuperare anche importanti informazioni ambientali» racconta Daniela Cottica, co-direttrice, che spiega che in epoca romana, a differenza della fase precedente «si nota un grande sfruttamento del paesaggio boschivo che inizia ad essere usato in maniera intensiva anche per l’attività edilizia e produttiva, lasciando posto ad uno spazio acqueo, circondato da aree di pastura e coltivazioni, tra cui vite, ulivo, e cereali. L'ambiente rimane salmastro con una vegetazione di tipo anfibio e lagunare». 

Nella villa la pesca era una delle attività produttive: i pesi in piombo e i pesi in terracotta per le reti, la presenza di una vasca dall’area dello scavo subacqueo, indicano che il pesce era una risorsa fondamentale. Le strutture però, in quella parte che gli archeologi immaginano essere il retro del complesso, presentano un imponente e solido magazzino a piattaforma ligneo, che permette di ipotizzare un’altra tipo di produzione: il sale. 

In questa campagna di scavo sono stati ritrovati anche dei vani, di poco meno di 3 metri per lato: stanze da letto e di servizio per chi faceva funzionare la struttura. Sono i lavoratori della Villa di età romana, che possiamo immaginare come servi e schiavi:  il motore produttivo dell’edificio. A pochi metri di distanza ci sono altri ambienti, allineati con queste stanze, ma più ampi e affacciati sull’acqua di un grande canale che conduceva dal mare ad Altino. Si tratta di spazi che erano pavimentati in antico in mosaico: migliaia sono le tessere bianche e nere lasciate sul posto da chi ha letteralmente strappato il materiale per riutilizzarlo.  La “spoliazione” definitiva della Villa è avvenuta nel tardo VI secolo-inizio VII secolo d.C., quando la struttura è stata definitivamente abbandonata e tutti i materiali edilizi sono stati recuperati per riusarli. 


Gli archeologi hanno poi individuato un lungo e possente edificio realizzato con una tecnica unica, che quasi non ha paralleli e confronti nel resto del mondo romano: un lungo edificio ligneo, posto alle spalle della villa, che offriva spazio di stoccaggio e un’area di lavoro di grandi dimensioni. La monumentalità dei pali in legno fa pensare che la costruzione sia stata dettata dalla necessità di stivare merci e prodotti di grande peso, probabilmente i sacchi di sale.  Ad attestare la produzione di sale sono poi gli argini che delimitavano le saline. Non si è mai smesso, insomma, notano i ricercatori, di abitare e produrre in laguna: sono cambiati solo i siti e le modalità con cui lo sfruttamento di queste risorse deltizio/lagunari (sale e pesce) sono state al centro dell’interessi delle donne e degli uomini che l’anno abitata in secoli così lontani.

I commenti dei protagonisti

«La ricerca scientifica è parte integrante del progetto strategico dedicato a Lio Piccolo che questa amministrazione ha avviato e sta sviluppando con un importante investimento di quasi 7 milioni di euro - rivendicano Roberta Nesto e Alberto Ballarin, sindaca e assessore alla cultura e al turismo di Cavallino-Treporti - La ricerca scientifica sugli insediamenti di epoca romana accresce il nostro patrimonio storico e si integra perfettamente nella visione di ciò che è Cavallino-Treporti. Oltre ad essere la prima spiaggia d'Italia, puntiamo a diventare un simbolo di turismo culturale, offrendo un'esperienza unica che combina la bellezza del nostro territorio con la ricchezza della nostra storia. E gli scavi della villa romana sono parte di questo percorso». 

«Quando mi viene chiesto qual è il reperto o l’oggetto più importante che abbiamo trovato durante gli scavi, nonostante si tratti di strutture di grande rilievo scientifico, io penso che il “tesoro” più grande portato alla luce sia in realtà la partecipazione - dice Diego Calaon, direttore scientifico delle ricerche - La presenza costante di 40/50 persone ad ogni evento, sfidando caldo e pioggia, ci indica che vi è un interesse reale a condividere un racconto costruito pezzo per pezzo dalla ricerca archeologica e dalla interpretazione condivisa dei cittadini».

«La partecipazione della comunità alle attività di uno scavo archeologico - svolto in concessione per conto della Soprintendenza, nota Sara Bini, Funzionaria incaricata per Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna, - può diventare uno strumento di tutela efficace svolta in prima persona da chi questa realtà la vive tutti i giorni, creando consapevolezza, sensibilità e quindi un naturale istinto di protezione nei confronti del proprio patrimonio culturale, non solo archeologico. Queste dinamiche virtuose, come nel caso di Cavallino-Treporti, diventano indispensabili per gli uffici della Soprintendenza, i quali creano in questo modo un vivo legame col territorio».

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