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Come funziona e-dock, la palina per la ricarica delle barche elettriche | VIDEO

L'infrastruttura è stata progettata da "e-concept", startup innovativa nata nel 2019. La palina permette il rifornimento energetico durante l’ormeggio dell’imbarcazione.

 

«Immaginate una Venezia in cui i motori non inquinano e sono silenziosi, dove non si bruciano combustibili contaminando aria e acqua. Stiamo lavorando perché tutto questo diventi realtà» affermano i soci fondatori di e-concept, una startup innovativa veneziana specializzata sulle infrastrutture di ricarica elettrica nel settore nautico. 

Con l’obiettivo di avviare il processo di elettrificazione del trasporto nautico veneziano è stata progettata e-dock, la prima infrastruttura per la ricarica della nautica elettrica a Venezia: si tratta di una palina per l'ormeggio delle barche che funge, quindi, anche da colonnina di ricarica. La prima installazione del progetto, rispettoso della normativa europea sugli standard di ricarica pubblica e prodotto con materiali totalmente riciclabili, è avvenuta qualche giorno fa in fondamenta della Misericordia.

Un vera e propria ricarica a portata di mano: la palina permette infatti il rifornimento energetico durante l’ormeggio dell’imbarcazione. Si potrà quindi abilitare la fornitura di energia, il monitoraggio e il pagamento della stessa attraverso un’app specifica - JuicePass, disponibile in qualsiasi store digitale - o tramite tessera RFID.

«E-dock ha richiesto circa un anno e mezzo di ricerca e sviluppo - spiegano Claudio Iannelli e Francesco Pannoli, soci fondatori, insieme a Matteo Bartoli e Mara Sartore, di e-concept -. Questo in fondamenta della Misericordia è un ormeggio ad uso privato ma il nostro obiettivo è offrire in futuro una infrastruttura pubblica alla quale chiunque possa accedervi: per questo motivo abbiamo intenzione di realizzare altre due infrastrutture, che molto probabilmente saranno due paline ad uso pubblico, a Ca’ Giustinian e in Rio dei Santi Apostoli. La nostra ambizione è quella di espandere il progetto in tutta la laguna per poi esportarlo anche nel resto d’Italia e in Europa». 

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