Comunità del porto: «Subito un presidente». Musolino interviene sulla conca di navigazione

Il commissario: «Opera sbagliata che rischia di vanificare gli enormi sforzi compiuti per superare l’annoso problema degli escavi manutentivi»

Porto di Venezia

La Venezia Port Community chiede «la nomina subito di un presidente dell'Autorità portuale, competente, espressione del territorio, per garantire il funzionamento del Mose salvaguardando il lavoro e l’economia dei traffici commerciali e industriali. Serve - scrive la community - un progetto di integrazione fra conche di navigazione (il funzionamento delle quali diventa priorità assoluta), e la la gestione delle navi e dei terminal, oltre alla progettazione di un porto di altura per i traffici incompatibili».

Grandi navi

«Abbiamo bisogno di un'Autorità di sistema portuale nei pieni poteri – afferma Alessandro Santi, coordinatore della Venezia port community - anche per la definizione delle concessioni per i terminal. Per il settore delle crociere è stato tracciato un percorso già dall’ultimo Comitatone, ed è stato confermato anche dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli. Venezia segna una diminuzione di traffici commerciali contenuta nell’11% – sottolinea Santi – collocandosi fra i porti più resilienti, ma non va allentata la presa. Dobbiamo fornire certezze agli armatori e ai clienti, magari utilizzando il recovery fund per salvaguardare l’economia e l’ambiente».

Conca di navigazione

Sulla conca di navigazione è intervenuto il commissario dell’Autorità di sistema portuale, Pino Musolino. «Nel nostro Paese si è spesso costruito senza calcolare le ricadute delle opere che venivano realizzate. Ne sanno qualcosa i porti di Venezia e Chioggia che, avendo alle spalle 1300 aziende insediate per oltre 21 mila addetti, e con una produzione annua di 6,6 miliardi di euro, si trovano a fare i conti con una conca di navigazione che al momento non permette l’entrata delle navi superiori ai 200 metri, quando le paratie del Mose sono in funzione. È un’opera sbagliata nel progetto e nella realizzazione, che rischia di vanificare gli enormi sforzi compiuti negli ultimi tre anni per superare l’annoso problema degli escavi manutentivi».

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