Il concerto

Roberto Vecchioni incanta il pubblico di Mestre con parole, canzoni e racconti

Il cantautore ha iniziato ieri sera, proprio sul palco del Bissuola Live, il suo tour "Tra il silenzio e il tuono"

Duemilacinquecento persone in piedi, gli occhi di ciascuno umidi di commozione e fissi sul palco, stretti tra le mani impegnate in scroscianti applausi i cellulari con la torcia ancora accesa. A ricevere tutto quell'entusiasmo, ieri sera, c'era un uomo che con le sue parole ha scritto brani indelebili del cantautorato italiano: Roberto Vecchioni. 

Il "professore", come lo chiamano i più affezionati facendo riferimento alla sua carriera come insegnante, ha iniziato ieri, proprio sul palco del Bissuola Live, il suo tour Tra il silenzio e il tuono. Così, mentre il tramonto si stagliava all'orizzonte del Parco Albanese di Mestre, duemilacinquecento persone prendevano posto e gremivano l'area che nei prossimi giorni ospiterà anche Max Gazzè, Willie Peyote e Carmen Consoli. 

Vecchioni ha fatto il suo ingresso con la timidezza che lo contraddistingue ma, appena raggiungo il microfono, ha incantato i presenti con un lungo spettacolo di canti e monologhi. Quasi come si trattasse di una conversazione informale, il cantautore ha raccontato aneddoti della sua storia, esprimendo tutto il suo amore per la sua storica compagna e rivolgendo più di un pensiero alle donne, soprattutto a quelle che vivono nelle zone colpite dai terribili conflitti bellici che stanno dilaniando il mondo. Indimenticabile, in tal senso, le parole di Cappuccio rosso, un brano dedicato alla giovane curda Ayse Deniz Karagagil, deceduta mentre combatteva contro l'Isis.

Questa curva di sole nel tramonto di Raqqa 
Mi disegna nel cuore l'arco della tua bocca 
Ho tagliato i capelli ho sfidato la rabbia 
I miei giorni più belli sono lacrime e sabbia 

Se è vero che ogni canzone è una storia, Vecchioni ha raccontato a lungo le storie dietro i suoi brani, compiendo un articolato percorso tra le parole, i personaggi e le immagini che lo hanno accompagnato in oltre cinquant'anni di carriera. «L'ultimo giorno della mia vita da insegnante ho portato la chitarra in classe. Non l'avevo mai fatto prima, perché ho sempre voluto separare il mio ruolo artistico da quello professionale. Ho cantato ai miei studenti una canzone dedicata a tutti i giovani, perché non si dimentichino mai che tutto il male, prima o poi, passa. Passa sempre» ha raccontato prima di intonare Sogna, ragazzo, sogna.  

Il pubblico eterogeneo – perché Vecchioni riesce a parlare alle generazioni più anziane ma anche a quelle più giovani – si è scatenato su Voglio una donna e commosso sulle note Vincent. Ma la vera magia è avvenuta con la celebre Chiamami ancora amore, vincitrice al Festival di Sanremo 2011. La platea è stata rischiarata dalle torce degli smartphone alzati e fatti ondeggiare sopra le teste. Intorno a me le coppie si abbracciavano mentre cantavano, i padri e le madri stringevano a sé i figli e le figlie, bambini e anziani sembravano totalmente rapiti da quelle parole struggenti eppure così piene di ottimismo. L'oceano di gente è diventato improvvisamente una persona sola, con un unico grande cuore e una sola, potente, voce.

Con gli occhi ancora accesi di passione nonostante i quasi ottantun anni di età e la voce calda di speranza, Vecchioni ha regalato una serata indimenticabile. «Mi sento ancora un trentenne – ha confessato a un certo punto –. Ho chiesto a Dio di poter vedere il mare ancora quattordici volte. La vita è straordinaria».

Prima di congedarsi, l'artista ha ringraziato i musicisti che lo hanno accompagnato durante la serata: Lucio Fabbri (pianoforte, violino, mandolino), Massimo Germini (chitarra acustica), Antonio Petruzzelli (basso) e Roberto Gualdi (batteria). Infine ha intonato Samarcanda ma ha poi regalato un bis alla folla che lo chiedeva a gran voce e, sulle note della bellissima Luci a San Siro, è terminata la prima data della rassegna estiva del Bissuola Live. 

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