Analizzare e prevedere i flussi pedonali: come funziona il sistema di monitoraggio di Venis

L'installazione dei 34 sensori è in corso su tutta Venezia. Si inizia a Carnevale, l'obiettivo è avere numeri certi e gestire efficacemente il traffico. Per l'amministratore Bettio è «una sperimentazione unica al mondo»

Un sensore in zona Papadopoli (la scatola più piccola)

Analizzare i flussi, prevederli per sapere in anticipo come agire e distribuire più efficacemente le masse che affollano la città. Nel campo della gestione del traffico pedonale Venezia vuole essere all'avanguardia, anche perché è l'unica città a doversi misurare con un problema di questo tipo e di questa portata. Venis, società in house del Comune, sta portando avanti una sperimentazione innovativa per il monitoraggio delle presenze: un sistema di sensori e rilevatori, installati in punti strategici della città, che analizzeranno i passaggi e accumuleranno dati da impiegare per una gestione "scientifica" dei flussi. Di recente c'è stata la gara per l'assegnazione della messa in opera del progetto, assegnata alla società Axians. «È iniziata l'installazione dei sensori in 34 postazioni - spiega l'amministratore di Venis, Paolo Bettio -. L'obiettivo è contare le persone che arrivano ed escono da Venezia, per avere un dato numerico ed effettivo, 24 ore al giorno, soprattutto nei momenti di maggior flusso. Un dato più preciso rispetto alle cifre abbozzate che sono circolate negli ultimi anni».

Sistema di monitoraggio

«Serve - dice Bettio - per pianificare e intervenire, anche in tempo reale, e regolare i flussi, magari in caso di situazioni di stress, come calli intasate per la troppa gente. Intendiamo creare un sistema dotato di una sua intelligenza artificiale e, una volta che questi dati saranno elaborati, avremo la possibilità di avere previsioni: ad esempio, sapendo in anticipo che in una certa area, tra 10 minuti, ci sarà un intasamento. Così potremo prevedere e pianificare, nei vari periodi dell'anno, se vanno fatte delle deviazioni o degli interventi specifici. I dati vanno messi insieme a quelli delle celle telefoniche e così avremo un'idea più chiara di quali sono i percorsi più critici, le aree in cui conviene fare un certo tipo di comunicazione. Ad esempio: "Di qui non si passa, poco più in là c'è un'altra destinazione". Anche per far scoprire zone della città meno battute e alleggerire il traffico».

Come funziona: i sensori

I sensori (che non sono telecamere) saranno installati in corrispondenza di sottoportici, facciate di palazzi e pali dell'illuminazione, con conformazioni diverse a seconda del caso, ma sempre non impattanti; si trovano soprattutto nei punti di accesso alla città (piazzale Roma, lista di Spagna, Papadopoli, Tre ponti, ecc.), oltre che in quelli di grande traffico come San Marco e Rialto, e in altri più periferici. Sono in grado di contare i passaggi con grande precisione, riconoscendo le sagome e distinguendo, ad esempio, tra adulti e bambini. «Se c'è un gruppo fermo di persone - dice Bettio - il sistema potrà inviare un alert, dopodiché, se in quel punto ci sono telecamere, potremo verificare in tempo reale cosa succede». C'è ovviamente un margine di errore, che si aggira sul 5%. «È comunque l'ultimo ritrovato della tecnologia. Qualcosa di simile esiste, ma in contesti più semplici, come in alcuni aeroporti a Osaka, Copenaghen, Helsinki».

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Accensione a Carnevale

Tra hardware e software, il costo del progetto è di circa 350mila euro. Una fase di pre-sperimentazione si è già conclusa: nel corso dell'ultimo anno si è lavorato per pianificare il progetto, individuare le postazioni e le tecnologie più adeguate, fare i primi test. L'idea è di accendere tutto per il Carnevale, uno dei periodi più trafficati per la città. «Il sistema sarà collegato alla smart control room comunale - conclude Bettio - così come ad altre iniziative per la gesitone del turismo, come il contributo di accesso: sono tutti componenti di un mosaico che servirà ad avere il controllo di ciò che avviene a Venezia».

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