Ripartenza delle attività: un manuale. I dubbi su igiene, pulizia, sanificazione

Il progetto pilota della Regione con 70 aziende e 13 mila lavoratori: 13 di queste sono in provincia di Venezia. I controlli Ulss 3: ecco cosa hanno trovato

Una foto degli interni della ditta Cattel, archivio

Servono regole, indicazioni, spiegazioni e passi dettagliati affinché le aziende possano ripartire. La riapertura già lunedì prossimo 18 maggio ha fatto esultare molte imprese ma la maggior parte dei titolari si sente senza linee guida per ricominciare in tranquillità, nella massima sicurezza di lavoratori e clienti. C'è incertezza. Posso far indossare calzature e abiti per prova e come li sanifico? Posso igienizzare gli ambienti utilizzando come è stato detto alcol e candeggina? A quanti metri meglio predisporre i coperti di un ristorante se accolgo una famiglia piuttosto che una colazione di lavoro? Domande che chi riparte, e non solo, continua a porsi. E poi, le mascherine saranno sufficienti per proteggere il personale? Meglio dotarsi di visiere in plexiglass?

Controlli e numeri, i dati Ulss 3

Già in fase di lockdown i comparti che hanno continuato ad operare sono stati visitati dagli Spisal (servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza Ambienti di Lavoro), gli ispettorati per la sicurezza sui luoghi di lavoro, che hanno dato consigli, indicazioni e suggerimenti, più che sanzioni. Ed è questa l'ottica che, ha confermato il direttore dell'Ulss 3 del Veneziano, Giuseppe Dal Ben, parlando del territorio, continuerà a prevalere nei prossimi giorni e in fase di riapertura.  Le difformità nelle ditte visitate sono state rilevate per la maggior parte nei refettori, nei servizi igienici e hanno riguardato le distanze interpersonali. Suggerimenti e i consigli sono andati a colmare lacune sul tema della disinfezione dei locali e sulla pulizia e sanificazione dei vani adibiti alle attività. Nel Veneziano, in base ai dati Ulss 3, dal 16 marzo all'8 maggio sono state controllate 1075 aziende, 464 di dimensioni piccole (da uno a 10 dipendenti) su un totale di 40.435 dipendenti, 23 mila a Venezia su 501 imprese visitate: il distretto con il numero più elevato di lavoratori supervisionati. Nel territorio di Mirano sono state controllate 366 ditte, e nel territorio del distretto di Chioggia 130. Le Aziende controllate appartenevano a diversi settori: commercio, servizi-comunicazione, logistica-trasporti, metalmeccanica, agrindustria, costruzioni. Sono state segnalate 12 inosservanze, soprattutto nelle imprese da 11 a 50 dipendenti, facenti parte di tutti i comparti, specie quello del commercio. Nella maggior parte dei casi, ha spiegato il dottor Teresio Marchì dello Spisal, le aziende si sono rese conto autonomamente di avere bisogno di un periodo più lungo di preparazione per mettersi in regola con le disposizioni nazionali e regionali previste per la sicurezza nei luoghi di lavoro in emergenza Covid-19, e si sono autosospese, riaprendo dopo una o due settimane. Nessuna sospensione di attività è stata comminata. La Regione ha costruito un supporto concreto: un protocollo e un progetto pilota.

Il protocollo e le indicazioni

Di questo programma fanno parte 70 aziende del Veneto dei diversi settori, di queste imprese piccole, medie e grandi per numero di dipendenti, 13 sono veneziane. Si tratta di 13 mila lavoratori in tutto, un migliaio della provincia di Venezia. È già stato siglato fra governo e parti sociali un protocollo nazionale sulla sicurezza e prevenzione il 24 aprile scorso. Le linee sono generali, prevedono misure base di monitoraggio e igiene. Il Manuale della Regione Veneto, confrontato con le parti sociali già il 30 aprile, è destinato a tutti soggetti con ruoli e responsabilità in tema di tutela della salute nei luoghi di lavoro. Contiene indicazioni operative per garantire misure per la tutela della salute dei lavoratori: sia aziende che non hanno mai sospeso l’attività, sia aziende che si apprestano a ripartire. Si divide in 10 diverse indicazioni operative: pulizia, decontaminazione e aerazione degli ambienti di lavoro, informazione ai lavoratori e a tutti i frequentatori dell’azienda, limitazione delle occasioni di contatto, rilevazione della temperatura corporea, distanziamento tra le persone, igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie, dispositivi di protezione individuale, uso razionale e giustificato dei test di screening, gestione degli eventuali casi positivi, ruolo del Medico competente.

I campi di informazione

Il progetto pilota segue quello già attuato con 8 ditte padovane e 1.200 lavoratori che aveva dato esisti molto positivi, con un tasso di positività dello 0,4. Questo ampliamento progettuale è finalizzato a testare il modello (sanitario, organizzativo e informativo) per la riapertura e la prosecuzione delle attività produttive. Gli obbiettivi specifici sono: individuazione dei flussi informativi e delle modalità di contatto tra le singole aziende e le strutture del sistema sanitario regionale. Raccolta dati per caratterizzazione epidemiologica della diffusione del virus nella popolazione lavorativa, attraverso l’individuazione di soggetti già infettati, guariti, immunizzati e suscettibili. Acquisizione di informazioni sulla sieroprevalenza e ciò che la determina (come area geografica, età, genere, mansione lavorativa). Acquisizione di elementi informativi utili a individuare l’utilizzo più appropriato dei diversi test diagnostici e di screening disponibili, verifica dell’efficacia delle misure di contenimento attuate negli ambienti di lavoro.
 

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