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Martedì, 7 Dicembre 2021
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Salvare Venezia e la sua laguna, le voci della società civile. L'intervento

Il consigliere Giovanni Andrea Martini: «La città che vorremmo non è un luogo sfruttato e usato, ma abitato e vissuto. Affrontare le emergenze climatiche che incombono, per poter partire da lì nel progettare investimenti e interventi»

Salvare Venezia e la sua laguna, le voci della società civile: proposte per una rinascita sociale e culturale. Ieri al Cini il dibattito promosso dai Comitati privati internazionali per la Salvaguardia di Venezia ed Europa Nostra. Tra le associazioni e i rappresentanti anche il consigliere comunale Giovanni Andrea Martini (Tutta la città insieme!). «Ci avete chiesto di presentare proposte concrete per la rinascita sociale e culturale di Venezia. Un compito non semplice, se devo essere sincero, perché, proprio a voler essere “concreti”, si dovrebbe prima chiarire come la città verrà governata nei prossimi anni e come affronterà i molteplici effetti dei cambiamenti climatici, con le conseguenze ambientali, sociali ed economiche che questi comportano».

«Se le forze politiche ed economiche attualmente al potere nei vari livelli - locale, regionale e nazionale – continueranno a puntare allo sfruttamento massivo del patrimonio della città, con progetti sostenibili solo di facciata, vengono a mancare le premesse per una “concreta” rinascita sociale e culturale - continua Martini - Dopo il massiccio ritorno estivo del turismo mordi e fuggi, negli ultimi mesi assistiamo ad un vero e proprio programma di aggressione turistica della laguna, attraverso una serie di terminal di gronda che vorrebbero aprire nuovi varchi di accesso alla città, istituendo nuovi capisaldi di sviluppo immobiliare. Il turismo non è certo da demonizzare, ma non può scardinare gli equilibri di una città: trenta milioni di visitatori all’anno, cinquecento visitatori per abitante, cancellano il senso stesso della vita urbana. Va introdotta con urgenza, come conditio sine qua non per la sopravvivenza del tessuto sociale cittadino, la prenotazione obbligatoria della visita, che permette di prevedere la domanda e programmare l’offerta dei servizi. La città che vorremmo non è un luogo sfruttato e usato, ma abitato e vissuto, possibilmente da una popolazione varia, per età e provenienza. Vorremmo poi anche una città più consapevole dei tempi che stiamo vivendo, che si pone seriamente il quesito di come affrontare le emergenze climatiche che incombono, per poter partire da lì nel progettare investimenti e interventi. Elaborare strategie di mitigazione e adattamento percorribili e metterle in atto è il nuovo lavoro che dev'essere creato a Venezia».

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