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Acqua Granda e Covid, ora l'oreficeria è a rischio: il dramma di un artigiano veneziano

La storia di Adriano, oggi in causa con il proprietario del negozio a causa delle restrizioni: «Ho dovuto scegliere se pagare l'affitto o dar da mangiare alla mia famiglia: ho scelto la seconda»

Adriano (camice azzurro) al lavoro nell'oreficeria

Dall'Acqua Granda al Covid: ai commercianti e artigiani di Venezia il biennio 2019-2020 resterà impresso nell'anima per molto, molto tempo.

Prima l'Acqua Granda

Adriano, artigiano orefice e del vetro, non dimentica quel 12 novembre 2019 così come non dimenticherà mai il 2020: «Ricordo il mio stato d'animo il giorno dell'Acqua Granda. Ricordo che erano le 21, c’era un forte vento e la fondamenta era allagata fuori misura. Avevo capito che stava succedendo un evento inaspettato. Così sono salito  nella mia barca di quasi una tonnellata di peso, costretto a spingerla sopra la fondamenta perchè sotto i ponti non passava. Speravo di arrivare in fretta al negozio: avevo capito che era una corsa contro il tempo. L'Unesco dovrebbe proteggere Venezia e i Veneziani» si lascia scappare mentre ricorda commosso lo sforzo fatto e la particolarità di una calamità tutta veneziana. «Nel negozio c’erano gli orologi da recuperare e i gioielli da togliere dalla cassaforte perchè neanche quella riusciva a salvarli dalla marea». Prendere tutto d'istinto, fare tutto di fretta, cercando di salvare il salvabile e poi realizzare, improvvisamente, di avere dei macchinari costosi finiti sott'acqua. Attrezzi di acciaio durissimo ma che, a contatto con l'acqua della laguna, non resistono alla ruggine e si rovinano irreparabilmente: «Ricordo il fango, fango ovunque. Inutile pensare all'assicurazione, troppa burocrazia. Un evento tragico. Non bastasse quello, ecco poco dopo arrivare la mazzata definitiva del Covid» spiega amaramente l'artigiano.

Poi Covid e lockdown

Oggi le difficoltà, ad un anno di distanza, appaiono moltiplicate. Il lockdown ha complicato tutto e l'affitto del negozio è diventato un problema che ha trascinato lui e il proprietario dell'immobile in tribunale: «Aspettavo i ristori ma ero chiuso per via del lockdown...il credito di imposta, alla fine è arrivato dopo mesi e mesi. Ho cercato sempre di pagare almeno mille euro al mese, quello che potevo. Va da sè che, chiusi come eravamo, per riuscire a far quadrare tutto ho dovuto indebitarmi per 25mila euro. E ora sono in un limbo: posso restare nel mio negozio? Devo risarcire? Verrò buttato fuori? Comunque vada resterò indebitato tutta la vita ormai mentre dall'estero avanzano e ci erodono tutto». Sul piatto i 10mila euro che il proprietario dell'immobile avanza e dall'altra una cifra equa che il gioielliere chiede per lasciare la struttura dopo averle dato maggior "prestigio commerciale": «L'avviamento del negozio mi ha portato via 18 mensilità. Non ho mai sgarrato ma il lockdown e le decisioni del governo mi hanno tolto l'ossigeno. Ho dovuto fare una scelta: dare da mangiare alla mia famiglia oppure pagare esclusivamente l'affitto. Ho scelto la prima».

Altro che risarcimenti

Ma Adriano ha anche una vetreria, ferma ormai dal 9 marzo 2020. «Ho una dipendente in cassa integrazione che ha preso il 25% dello stipendio. Ha dovuto vivere con 3500 euro all'anno. Ci rendiamo conto? Lei non vede l'ora che la licenzi: le ho dato il TFR in emergenza per aiutarla a sopravvivere e non posso licenziarla perchè verrei ulteriormente penalizzato. La situazione è disastrosa. Di risarcimento ho preso uno sconto di credito d'imposta del 60%, qualche migliaio di euro a fondo perduto e mi hanno “consentito”, parola che non sopporto più, un debito di 25mila euro a fronte di 30/40 mila euro all'anno di spesa. Ma è una presa in giro?!» denuncia Adriano.

Cure sbagliate?

Infine l'analisi sulla qualità della vita, notevolmente peggiorata dopo quanto accaduto: «Il cittadino veneziano dovrebbe essere patrimonio Unesco - ci dice nuovamente con una nota di commozione - e per tanti motivi. Il veneziano vive e si muove dentro una laguna, può vogare anche tutto il giorno, per chi sa vogare è come camminare...fuori dalle leggi della fisica con un solo remo da un lato della barca. Ama la sua terra, è un patriota. Venezia è una potenza, ha sconfitto la peste. Ha inventato la quarantena per dividere i malati dai sani...altro che quello cui stiamo assistendo adesso...». Adriano non ha dubbi: «Stanno facendo regredire i nostri figli. Scuola, sport, lavoro. Tutta una gestione sbagliata, volta a distruggere la socialità bloccata dagli schermi di pc e telefonini e la società. Vorrei che la politica non ci trattasse più da stupidi. Se il Covid si può curare perchè non si cura? Perchè un mio amico per sei giorni ha preso solo tachipirina ed è morto anzichè essere curato per tempo?» chiude amaramente l'artigiano che oggi spera di riuscire a cavarsela continuando a portare avanti una tradizione di famiglia, quella dell'artigianato, che dura ormai da due generazioni producendo gioielli veneziani costruiti a Venezia. «Più che un'attività, una tradizione, un modo di essere, una storia millenaria. Che Covid o non Covid resta incancellabile» chiude.

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