Storia veneta nelle scuole, Cgil perplessa: «Difficile trovare formatori»

Martedì la sigla dell'intesa fra Regione e Miur, ma per il sindacato: «Non c'è cultura locale se non legata alla cultura nazionale»

Martedì scorso siglata a Venezia l'intesa fra ministero dell'Istruzione e Regione Veneto per l'insegnamento in tutte le scuole di ordine e grado della storia e della cultura veneta, volta anche a mettere a disposizione docenti allo scopo. Un accordo che ha suscitato dubbi e perplessità nel sindacato Flc Cgil della scuola, regionale: «È più utile avere un distacco da assegnare alle scuole per il funzionamento ordinario degli istituti o si ritiene più importante un distacco per inserire una nuova disciplina non richiesta dall’attuale ordinamento?», si chiede la segretaria della categoria regionale Marta Viotto.

Docenti

«I 5 docenti che dovranno fungere da formatori saranno scelti “nell’ambito della quota di potenziamento del corpo docenti”. Ma cosa significa ciò? - domanda Viotto -. Come interpretare tale informazione se, come noto, non esistono (o non dovrebbero più esistere) docenti interamente impiegati nella quota di potenziamento? Colpisce che dalle dichiarazioni di Zaia non vi sia il benché minimo accenno al fatto che la storia e la cultura del Veneto siano da sempre legati alla storia e alla cultura dell’Italia».

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Emigrazione

«Per fortuna il testo del protocollo - prosegue Viotto - richiama un qualche legame tra il patrimonio storico e culturale nelle sue dimensioni nazionali e locali ma sembra un nesso poco solido e poco convinto.Fa piacere constatare che tra le materie da proporre allo studio di questa commissione paritetica vi sia anche l’emigrazione veneta. Si spera che lo studio delle vicissitudini di migliaia di veneti costretti ad emigrare in terre anche lontane funga da stimolo per comprendere le ragioni di chi al giorno d’oggi cerca di farsi un futuro emigrando».
 

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