Daniele Boffelli, 50 anni di karate: «educo l'istinto e ricerco la biomeccanica del movimento»

Il karateka veneziano e maestro 8° dan compie oggi mezzo secolo di pratica della disciplina che lo ha reso uno dei massimi esponenti italiani del settore

Da lunedì 5 ottobre 1970 a lunedì 5 ottobre 2020, l'atleta e maestro di karate Daniele Boffelli compie 50 anni esatti di pratica del karate, la disciplina che lo ha reso, negli anni, uno dei massimi esponenti italiani del settore. Veneziano, dalla curiosità irrefrenabile e con un palpabile equilibrio tra mente e corpo, il maestro 8° dan, non nasconde la sua emozione nel ricordare i suoi esordi nel mondo delle arti marziali insieme al suo primo maestro Bruno De Michelis e nel cercare di spiegare quell'amore inspiegabile per una disciplina che è stata e continua a essere la sua compagna di vita. 

Quella del karate è una passione che per Daniele Boffelli nasce quasi per caso all'età di diciassette anni e in un momento storico in cui le arti marziali in Italia non godevano della grande notorietà di cui godono oggi ma, il futuro karateka, era convinto, ancora prima di iniziare, che il percorso che stava per intraprendere sarebbe diventato la sua strada. Non si sbagliava.

 «É qualcosa di inspiegabile, ho iniziato a fare karate senza averne mai visto una lezione. Mi era solo rimasta in testa un'immagine di questa disciplina vista in una pubblicità quando avevo 12 anni ma dopo la terza lezione, avevo capito che era la mia vita».

Disciplinato quanto rivoluzionario, Daniele Boffelli nei suoi 50 anni di carriera ha saputo dare al karate una nuova impronta. Ha scardinato questa disciplina da una visione tradizionalista, l'ha scomposta nelle sue componenti fino a renderla di nuovo malleabile e pronta a ricomporsi con un nuovo approccio basato sullo studio dell'anatomia umana, della fisiologia e della biomeccanica dei movimenti. Ed è da questo spirito ribelle e dalla continua apertura al cambiamento che il maestro Boffelli sceglie di fondare, a soli 45 anni, un nuovo sistema di applicazione e di studio del karate chiamato Synthesis di cui è ideatore e insegnante.

«Rivoluziono il karate con un nuovo sistema, scompongo i concetti e riparto dalla sintesi»

Questo nuovo approccio nasce dalla consapevolezza del karateka veneziano che qualcosa nel mondo del karate andava rivisto, o meglio, migliorato.

«Io venivo da 18 anni di scuola tradizionale ma mi sono reso conto che nonostante mi allenassi più degli altri non riuscivo più a migliorare ed è da lì che ho iniziato a farmi delle domande e a rendermi conto che c'era qualcosa a livello didattico che non funzionava»

Daniele Boffelli parte dall'idea di sintesi, da cui prende il nome il suo sistema, che altro non è che lo smontare pezzo per pezzo un concetto per poi, partendo da lì, ricostruirlo. La continua evoluzione nell'approccio alla modalità di esecuzione di un gesto tecnico, infatti, è proprio la convinzione su cui si fonda il modo di vedere il karate di Daniele Boffelli che non vuole distribuire dogmi ma restare aperto anche a "rimangiarsi la parola" nel momento in cui dovesse accorgersi che esiste un modo più efficiente e meno dannoso per il corpo di svolgere un determinato movimento. Il suo approccio al karate, infatti, parte dallo studio della biomeccanica e dell'anatomia per poter arrivare a esprimere, nella pratica, la massima efficienza di esecuzione. Questo modo di fare e insegnare karate diventa, così, un vero e proprio laboratorio che non vuole imporre assiomi ma proporre nuove idee aperte a essere accettate o ulteriormente messe in discussione in futuro.

Il mio lavoro è quello di aggiornare continuamente il movimento. Ci sono delle sequenze muscolari che cambiano e che spesso sia i neofiti che gli stessi maestri non vedono proprio perché non le conoscono. Io con il mio sistema a ogni tecnica riesco ad associare un movimento muscolare di ginnastica che viene prima del movimento di karate e ne costituisce la base. Se questo movimento muscolare non viene capito a priori non può essere messo in pratica nel karate a posteriori.

Dalle arti marziali alla vita: l'importanza della disciplina come educazione dell'istinto

A mezzo secolo di distanza dal suo esordio nel mondo delle arti marziali, il preparatore europeo Daniele Boffelli torna a parlare di disciplina come un valore di cui il karateka non può fare a meno, così come non dovrebbe ogni essere umano, con un'attualissima analisi dei concetti di istinto, violenza e controllo della mente sul corpo. Avere disciplina, infatti, non è un difetto come si tende a credere ma vuol dire aver educato il proprio istinto a non reagire impulsivamente senza che l'intelletto abbia il perfetto controllo sulle proprie azioni. 

Il karate è disciplina e la disciplina è educazione dell'istinto umano. È la cosa che ti impedisce di reagire istintivamente a una provocazione. Educare l'istinto non vuol dire sopprimerlo ma riconoscere la sua esistenza e avere potere su di lui per scegliere se reagire o non reagire e farlo come, quando e quanto si vuole. 

La disciplina, infatti, nelle arti marziali dà il potere di educare il proprio istinto e non prevalere sulla propria intelligenza. Ed è così che la lotta non è violenza ma un'elegante espressione della massima funzionalità del proprio corpo dove la testa ha un pieno controllo su tutto. E dallo sport alla vita la linea è davvero sottile.

Se noi imparassimo a contenerci un po', a modulare le nostre reazioni, a non esagerare si starebbe molto meglio. Ma questa è disciplina.

Da atleta a insegnante: «Cerco l'innalzamento assoluto del livello tecnico e voglio ridare dignità al karate»

Daniele Boffelli diventa insegnante di karate dopo solo due anni di pratica di questa disciplina. Insegna, quindi, appena ventenne e continuando a fare l'atleta finché nel 1977 prende la decisione di dedicarsi esclusivamente all'insegnamento. Il karateka veneziano trova il modo di fondere il suo animo da atleta con quello da insegnante facendo evolvere la sua didattica di pari passo con la sua evoluzione atletica per arrivare, a 50 anni di esperienza, con un approccio basato su scienza, psicologia, totale sincerità con i suoi allievi e un innovativo modo di insegnare che potremmo definire "montessoriano". Ed è proprio l'insieme delle esperienze sportive nel mondo del karate, della boxe - studiata con l'oro olimpico Giovanni Parisi - e del Taichi, sua più recente passione, unite a quella infinita curiosità nello sperimentare e alla ricerca scientifica della perfetta esecuzione del gesto atletico che hanno trasformato quel ragazzo di diciassettenne anni che dopo solo un anno e mezzo di pratica era diventato cintura nera, in quello che oggi conosciamo come uno dei massimi esponenti italiani nel mondo del karate.

Al karate devo tutto, è la mia vita e per lui ho sacrificato tanto ma ,come per ogni grande amore, non potrebbe essere altrimenti.

E dopo 50 anni da karateka, quasi mezzo secolo da maestro, innumerevoli gare vinte, dopo aver distrutto e ricostruito le proprie credenze, sperimentato nuovi approcci e ideato un nuovo sistema di intendere questa disciplina, c'è ancora un progetto futuro per Daniele Boffelli?

C'è eccome ed è quello di ridare al karate quella dignità che negli anni sembra aver perso e innalzare al massimo il livello tecnico dei propri allievi attraverso lo studio anatomico della perfetta funzionalità di ogni singola fibra muscolare coinvolta nei movimenti legati a questo sport. Sembra impossibile? In teoria sì, ma da un ribelle e rivoluzionario delle arti marziali come Daniele Boffelli non ci si può che aspettare l'impossibile.

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