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Calzaturiero, export veneto al +14%

Frena, però, l'esportazione verso Russia. Ucraina. Tra le prime destinazioni, Francia, Germania e Usa

Il comparto calzaturiero italiano continua nella sua ripresa segnando nel primo semestre dell’anno – dopo il +18,7% a consuntivo 2021 – un’ulteriore crescita (+14,5% di fatturato). I dati emergono dall’ultimo report del Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici.

In Veneto nel primo semestre 2022 il numero di imprese attive (tra calzaturifici e produttori di parti) ha registrato, secondo i dati di Infocamere-Movimprese, un calo di -3 aziende, tra industria e artigianato, accompagnato da un saldo positivo di +213 addetti (+1,5%). Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da Inps nel primo semestre dell’anno per le imprese venete della filiera pelle, si registra una flessione del -76,8% rispetto allo stesso periodo del 2021: sono state autorizzate 1,2 milioni di ore. Malgrado il calo, i livelli attuali restano decisamente al di sopra di quelli 2019 pre-Covid (+83,3%).

Export in aumento

Sul fronte dell’export si registra un aumento del +14% in valore sullo stesso periodo dell’anno precedente, tra calzature e componentistica (con un +15,7% sui livelli pre-pandemia di gennaio-giugno 2019). Le prime 5 destinazioni dell’export veneto, che coprono il 57% del totale, sono risultate: Francia (+32,9%), Germania (+25,9%), USA (+41,3%), Spagna (+25,1%) e Svizzera (-65%). In flessione, come prevedibile, l’export verso Russia e Ucraina (-9,2% nell’insieme), scese rispettivamente al 14° e 43° posto nella graduatoria delle destinazioni regionali; il Veneto copre il 20% dei flussi italiani diretti ai due mercati.

Il mercato interno

Sul mercato interno è proseguito l’avvicinamento ai livelli di tre anni addietro: +18,2% in valore gli acquisti delle famiglie nei primi 6 mesi e +14% in quantità. Tutte le voci merceologiche mostrano un segno positivo su gennaio-giugno 2021: nell’ordine del +20%, sia in quantità che in valore, i recuperi per le calzature classiche per uomo e donna (le più penalizzate durante la quarantena); superiori al 10% per le scarpe per bambini/ragazzi (prossime ai livelli pre-pandemia). In crescita del 13% in volume il comparto delle sportive e sneakers (l’unico sopra i dati del 2019); più debole quella della pantofoleria (di poco superiore al +7%). In merito alle vendite online: dopo il boom registrato nel 2020 durante la pandemia, che ha forzatamente modificato le abitudini di acquisto, e il rallentamento del 2021, nei primi 6 mesi di quest’anno hanno subìto un ridimensionamento ulteriore (-8,9% in volume e -4,4% in valore tendenziali) pur rimanendo però decisamente al di sopra (+24% in quantità) rispetto al primo semestre 2019.

Per quanto concerne lo shopping dei turisti stranieri – nonostante l’indubbia ripresa – i flussi in ingresso nel nostro Paese, le presenze e la spesa (notevolmente superiori al 2021, secondo le rilevazioni disponibili condotte da Istat e dalla Banca d’Italia) restano ancora su livelli inferiori del -25%/-30% se raffrontati con gli analoghi periodi 2019.

Occupazione

La ripartenza nei livelli di attività dopo lo shock determinato dall’emergenza pandemica ha favorito un’inversione di tendenza nei livelli occupazionali: i dati camerali indicano infatti a fine giugno un saldo positivo di 1.062 addetti rispetto al consuntivo 2021 (+1,5%), insufficiente peraltro a recuperare le perdite dello scorso anno. Un rimbalzo dopo i cali registrati negli ultimi 6 anni – in cui la forza lavoro del settore ha perso oltre 6.400 unità – accompagnato dal ridimensionamento nel ricorso agli ammortizzatori sociali (-80% la CIG sui primi 6 mesi 2021 nella Filiera Pelle, ma numero di ore ancora doppio rispetto alla prima metà 2019). Nel confronto col primo semestre 2021 tutte le regioni mostrano cospicue riduzioni nelle ore autorizzate: le Marche (-72,3%) sono la prima per ricorso nel periodo considerato (con 1,9 milioni di ore, pari al 24% del totale Italia), seguite dalla Campania (1,7 milioni, -76,3%). In calo del -77% il Veneto, del -89% la Toscana (con un -84% a Firenze), del -76% la Lombardia, del -90% la Puglia e del -88% circa l’Emilia Romagna. Prosegue invece la selezione tra le imprese: -95 calzaturifici nel primo semestre (saldo che sale a -179 imprese considerando anche i produttori di componentistica).

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