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Vola l'export veneziano in Cina: in sei mesi +108%

I dati generali, però, non seguono questo trend positivo, a causa del perdurare della crisi puntuale di alcuni settori

«I dati semestrali che ci arrivano dall’export del manifatturiero nel mondo ci danno interessanti indicazioni; c’è un’importante ripresa globale del mercato internazionale con il Veneto che registra un +2,2% nell’export, ma nella nostra provincia i dati generali non seguono questo trend positivo, a causa del perdurare della crisi puntuale di alcuni settori fondamentali, come la moda e il calzaturiero. Settori sui quali occorre al più presto focalizzare risorse ed incentivi per una ripartenza globale del nostro tessuto economico». L’analisi, alla luce dell’ultimo report dell’Ufficio studi della Confatigianato sulle esportazioni del manifatturiero prodotto in provincia di Venezia e nel Veneto è del presidente della Confartigianato Metropolitana Imprese di Venezia Siro Martin, che definisce «preziose in chiave economico strategica le evidenze messe in luce dallo studio».

Dai dati emerge infatti che confrontando il semestre ottobre 2019-marzo 2020 e ottobre 2020-marzo 2021 c’è stato un calo del -5,8% dell’export, con un fatturato diminuito da 2.318,9 milioni a 2.184,1 milioni, con pesanti flessioni registrate appunto nei comparti Moda e Calzaturiero.

I dati

Esplode l’export globale veneziano verso la Cina (che importa il 3,2% del totale venduto nel mondo) con un + 108% semestrale passando dai 33,4 milioni di euro del primo semestre agli attuali 69,4 milioni, tiene l’importante mercato americano (9,4% dell’export totale) che cresce del +0,8% e passa dai 204,5 a 206,2 milioni e cresce anche quello turco, con un +18,7% (1,2% dell’export totale) con 22,9 milioni saliti a 27,2, cala il Giappone, i cui acquisti registrano un -39% passando da 42,5 a 25,8 milioni (l’1,2% del totale), e il Regno Unito, dove causa brexit l’export cala del -14% passando da 115 milioni a 98,5 (4,5% del globale esportato).

Guardando all’Europa cresce del +3,1% l’export in Francia (16,7% del totale) passato da 354,2 a 365,2 milioni. Bene anche in Germania con un +7,9% e i milioni passati da 293,8 a 316,9 (14,5% dell’export totale). Importa meno la Spagna con una spesa calata del -17,2% passata da 112,5 a 92,8 milioni (pesa il 4,2% dell’export) e l’Austria con un -34,9% e i milioni calati da 136,2 a 88,7 (4,1% dell’export).

Analizzando la dinamica delle esportazioni per settori emergono quindi le criticità. Mentre tutti i beni legati alla manifattura hanno segno positivo, anche marcato, come il caso dei beni alimentari che crescono del +4,1% passando da 139,4 milioni a 145,9, i pesanti cali dell’export per i prodotti tessili con un -12%, da 43,6 milioni a 38,4 ma soprattutto degli articoli in pelle calati del -18% da 315,4 milioni a 258,2 (rappresentano l’11% del totale esportato nel mondo) contribuiscono al dato negativo.

«Nella nostra provincia – prosegue Martin - queste manifatture sono distrettuali, danno occupazione ad interi territori e la loro strategicità è dimostrata dai numeri, capaci di condizionare pesantemente la performance dell’export. Il Veneto è in positivo perché nelle altre aree provinciali i grandi distretti non sono in crisi, qui è il contrario, per questo occorre intervenire». «A breve ci sarà un incontro con l’assessore Donazzan in Regione – prosegue Giorgio Chinellato, segretario della Confartigianato Riviera del Brenta –. Su questo fronte stiamo già lavorando con le altre associazioni, in questo momento di ripresa è importante trovare una soluzione prima che sia troppo tardi e risolvere una crisi settoriale che sta durando ormai da troppo tempo».

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