Poli museali, l'accorpamento di Veneto e Lombardia non convince a Venezia

L'interrogazione del deputato Pd Nicola Pellicani

Gallerie dell'Accademia da pagina Facebook

Il decreto del ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli, lo scorso 14 agosto, ha modificato quello del 23 dicembre 2014 sulla "Organizzazione e funzionamento dei musei statali". I poli museali regionali verranno sostituiti, con questo provvedimento, dalle direzioni territoriali delle reti museali, su base regionale o interregionale. Così sarà per il Veneto e la Lombardia, che saranno accorpate. «Nei giorni scorsi ho depositato un'interrogazione - scrive il deputato del Partito Democratico Nicola Pellicani - sulla riforma presentata dal governo in fretta e furia, che sta creando caos, ma soprattutto grande preoccupazione tra il personale in Veneto ma in particolare a Venezia». 

L'accorpamento

«A Venezia, con l’assegnazione della galleria Giorgio Franchetti alle gallerie dell’Accademia, museo dotato di autonomia speciale, si verranno a formare due sottogruppi di istituti - scrive Pellicani -. L’accorpamento delle reti museali venete e lombarde complicherà la gestione e creerà aggregazioni disomogenee, dal punto di vista della storia, dell’architettura e del patrimonio collezionistico, artistico e archeologico, che insistono in territori distanti non solo sul piano geografico, ma soprattutto per storia e tradizione». Sono modifiche, secondo il parlamentare veneziano, «che creano disparità profonde tra musei statali di una stessa sottoarea territoriale».

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Flussi turistici

«I musei statali veneziani dipenderanno da un ufficio periferico che dovrà coordinare e gestire istituti di un territorio più vasto di quello del Polo museale del Veneto. Il museo di Palazzo Grimani gode di un riuscito (in termini di flusso di visitatori) biglietto integrato con la galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro che, con il passaggio di quest’ultima alle gallerie dell’Accademia, potrebbe essere messo in discussione. Aperto nel 2008, dopo l’acquisto del palazzo da parte dello Stato e un costoso restauro, è stato oggetto di importanti investimenti che hanno permesso un esponenziale aumento dei visitatori. Ora rischia un declassamento, se non addirittura una trasformazione in fondazione privata. Vogliamo sapere - conclude - come il ministro intenda contenere questi problemi a Venezia, per mantenere i musei competitivi sul piano dell’attrazione e dell’offerta culturale, anche in relazione al regolamento dei flussi turistici».

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