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Il ritorno dei Tacabanda con "E continuo a cercare...", un album dedicato al cantautore Alberto D'Amico

Il nuovo album della band veneziana raccoglie cinque brani scritti e registrati tra il 2018 e il 2019, tra i quali una partecipazione di Alberto D'Amico per la rivisitazione della sua celebre canzone "Ariva i Barbari".

Dopo un’assenza di ben 15 anni tornano i Tacabanda, la storica band veneziana composta da Roberto Gandolfo (voce e chitarra), Loris Tagliapietra al basso, Giuliano Bianco alla batteria, Pietro “Totò” De Conciliis (produttore artistico, chitarrista e percussionista) e Pierluigi “Pg” Volpini, trombettista e flautista, nonché artefice della reunion.

L’album del ritorno, dal titolo quanto mai evocativo E continuo a cercare..?., rappresenta la volontà dei musicisti di proseguire le sperimentazioni sonore che hanno decretato la fortuna della band sin dall’uscita del loro primo disco nel 1995.

Prodotto da Pietro De Conciliis e registrato presso il Mad Studio da Igor Di Cataldo e l’Hollystudios da Francesco Boldini, E continuo a cercare..?. raccoglie cinque brani scritti e registrati tra il 2018 e il 2019.

L’EP, masterizzato da Giovanni Versari, inizia con un vero e proprio urlo, che dà il titolo al pezzo di testa: «Si tratta del primo brano scritto dopo circa 15 anni di stop. È una canzone di rottura rispetto ai lavori precedenti, sia per le sonorità che per il testo» spiega il frontman Roberto. Il suono sinuoso della chitarra elettrica contribuisce a conferire al brano l’atmosfera tipica degli anni Sessanta: «La rabbia e il dolore / Parlano lingue diverse / È una strana sensazione di / Lieve formicolio / E allora io, io, io, urlo!»

Il secondo brano della cinquina è probabilmente quello di maggior impatto, data l’enorme importanza storica: si tratta di una rivisitazione di Ariva i Barbari, la celebre canzone del cantautore veneziano Alberto D’Amico, scomparso a Santiago De Cuba lo scorso 19 giugno. Quella di D’Amico è stata una produzione ricchissima di testi e musiche che hanno saputo raccontare in maniera cristallina le luci e le ombre della città lagunare. I Tacabanda hanno quindi deciso di omaggiarlo riproponendo uno dei suoi pezzi più famosi: «Quando ci è venuta l’idea di registrare Ariva i Barbari ci siamo attivati per contattarlo. Il caso ha voluto che a fine maggio 2019 Alberto fosse a Venezia e, così, ci siamo incontrati. Gli è piaciuto subito il nostro progetto, quindi gli ho chiesto il permesso di scrivere qualche nuova strofa della canzone, per attualizzarla, e lui ha subito sposato l'idea, per giunta cantandola!» rivela Roberto. Di fatto, questa è l’ultima registrazione in studio di D’Amico. Un’ammirazione molto sentita, quella dei Tacabanda verso il cantautore, tanto più se si considera che l’album, nella sua interezza, è dedicato proprio a lui: «Conoscerlo, seppur per breve tempo, è stata un'esperienza intensa e magica: aveva l'energia di un ragazzino sempre pronto ad ascoltare. Alberto ha lasciato un vuoto enorme in tutti i veneziani - e non solo - ma la sua poesia resterà per sempre dentro ognuno di noi. Dedicargli questo EP è il nostro personale modo di ringraziarlo per tutto ciò che ci ha regalato» conclude Roberto.

Parole, quelle di D’amico, che resteranno per sempre incise nella storia musicale veneziana: «Ariva i Barbari a cavalo / I gà do corni par capeo / Xé ‘na valanga che se buta / I gà la fame aretrata / I gà brusà tuto l’impero / Scampemo che i ne vol magnar».

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Un gran brutto film è il brano socialmente più impegnato dell’album, nel quale viene espressa la volontà di costruire qualcosa di positivo che le generazioni future possano apprezzare. Tra l’italiano e il francese, la canzone parla di tensioni nei rapporti interpersonali per indagare la difficoltà di comunicazione nella società odierna: «Faccio due salti poi faccio tre salti / Quel fiore appassito lasciato sul vaso / Dimentica l'acqua dimentica il fiore / Si è spento anche il sole».

Brivido è un pezzo introspettivo che guarda agli errori e alle scelte di una vita. Dalle sonorità più cupe rispetto alle tracce precedenti, le parole sono alquanto dirette: «Brivido, corre in fondo alla schiena / È un attimo tutto sembra sbiadito / Scaldami come la luce del sole / Tiepida è la notte che attende e risplende».

L’album si chiude con Muoviti muoviti, pezzo scanzonato dal ritmo serrato tanto caro alla band veneziana. Anche il testo, così come il titolo, è un invito a ballare: «Muoviti muoviti facciamo festa / Libera libera libera la testa».

Protagonista assoluta della produzione musicale è, come al solito, Venezia. Come racconta Roberto, infatti: «La città lagunare è sempre dentro di noi. Le persone dei quartieri popolari dove sono nato, quel suo ritmo lento e sonnolento, le calli, i campielli, il rumore del mercato di Rialto, il passaggio delle barche a remi lungo i canali: tutto è magico a Venezia». Non a caso la musica d’autore dei Tacabanda nasce per raccontare i frammenti di vita veneziana con ritmo movimentato e ricercate sonorità. 

E continuo a cercare… è uscito lo scorso 21 giugno su tutti gli store digitali e sul sito ufficiale della band. Entro la fine dell’estate verrà pubblicata inoltre la versione fisica su CD.

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