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Lo (mala)movida a Jesolo finisce in Procura, Santin: «E' un sistema che si regge sugli affari»

ll consigliere e imprenditore presenta l'esposto: «Do atto al sindaco di essersi finalmente reso conto di quanto stia accadendo alla nostra amata città ma è tardi e insufficiente: sono anni che esiste questo problema»

L'ultimo atto di un braccio di ferro tra degrado e sicurezza che a Jesolo sembra durare da anni lo ha scritto Venerino Santin, titolare di un hotel nonchè consigliere comunale della cittadina del litorale veneziano. L'imprenditore, infatti, ha presentato nelle scorse ore un esposto in Procura a Venezia grazie all'avvocato Ravagnan nel quale, in numerose pagine di relazione corredate da prove giornalistiche e fotografiche, denuncia la realtà dello "sballo" jesolano, da troppo tempo, come spiega, "sottovalutato".

Problema annuale

Un intreccio che coinvolge il turismo e il business ma che non risparmia la politica e la gestione del territorio. Una gestione che per Santin è tutta da rivedere: «Do atto al sindaco di essersi finalmente reso conto di quanto stia accadendo alla nostra amata città e a quanto sia disastrosa l'immagine che ne sta uscendo - esordisce - ma mi fa sobbalzare dalla sedia sentire dire che questo sia frutto di un fenomeno improvviso e non prevedibile. Da oltre dieci anni cerchiamo di sensibilizzare le amministrazioni che si sono succedute sul clima di sbando e di degrado che da anni si respira nel nostro litorale e che è innegabilmente legato alla mancanza di un progetto di riqualificazione dell'offerta turistica».

L'ordinanza anti-alcol

L'ordinanza anti-alcol di queste ore, spiega, non è che la foglia di fico in una città che Santin non esita definire "allo sbando": «Al sindaco da tempo è sfuggita di mano la situazione: quando anni fa parlavamo di degrado e della necessità di dare un’impronta diversa al nostro turismo, i soliti noti e le solite lobbies ci accusavano di volere una “città per vecchi”. Mentre in tutta Italia e Europa fiorivano iniziative di successo per spiagge “alcol e fumo free” a Jesolo sembrava che tutto ruotasse attorno a lobbies che traggono profitto da questo autentico cancro della società. La politica godeva di paladini nei piani alti che difendevano e difendono a spada tratta questa causa. Ricordavamo alle amministrazioni che si succedevano che c'è una responsabilità etica nella politica e che la salute pubblica veniva e viene prima degli interessi personali, ma non hanno fatto nulla per contrastare questa deriva e i sindaci di questa amministrazione e delle passate sembravano vivere in una altra realtà. Oggi siamo noti ai media nazionali per il clima di (mala)movida legalizzato».

Testimone del degrado

Santin è stato testimone dello «stato di abbandono che si respira in città tra alcol, droga e addirittura violenze» e si è fatto portavoce di un malumore che da anni sembra coinvolgere decine tra residenti, commercianti e imprenditori, in passato cofirmatari con lui di iniziative di contrasto al degrado: «Ho visto di tutto negli anni: anche violenze carnali. L'ultimo episodio eclatante pochi giorni fa: un centinaio di persone disposte in cerchio e si è sfiorata la rissa. Per fortuna le mie guardie private hanno fatto il loro dovere altrimenti chissà cosa sarebbe accaduto. Occorre zero tolleranza contro chi vuole distruggere il nostro territorio, il nostro turismo, la nostra economia e tolleranza zero anche contro chi si vuole arricchire portando allo sballo la nostra gioventù. Dobbiamo vivere e lavorare in questo degrado per molto ancora? Per quanto dobbiamo piegarci a questo sistema?».

Palla ai magistrati

La palla passa ora ai magistrati nei quali tanto Santin quanto l'avvocato Ravagnan hanno fiducia: «Si configurano secondo la nostra ricostruzione i reati di omissione di atti di ufficio e abbandono. La giustizia farà il suo corso».

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