Ex Nuova Esa, altri 3,3 milioni per la bonifica. Pd: «Chi ha inquinato paghi»

L’impianto di trattamento di sostanze pericolose di Marcon è stato sequestrato nel 2004, Zanoni: «Da allora smaltimento solo in minima parte. Spero che i giudici facciano pagare tutto ai responsabili»

Immagini dell'incendio alla Nuova Esa di Marcon, foto d'archivio

Sono in arrivo altri 3,3 milioni di euro dalla Regione per la bonifica del sito della ex Nuova Esa di Marcon, sequestrato nel 2004. L'ira del consigliere del Partito Democratico, Andrea Zanoni: «Da allora lo smaltimento ha riguardato una minima parte. Mi auguro che i giudici in secondo grado, visto che la sentenza è stata appellata a maggio di due anni fa e non è stato sborsato un centesimo, facciano pagare tutto ai responsabili».

Il disastro

«Un disastro ambientale praticamente senza colpevole - continua Zanoni - vista la pena irrisoria che sta costando alle casse pubbliche milioni di euro a distanza di quasi quindici anni, perché i responsabili non hanno effettuato ancora alcuna bonifica». Dell’ulteriore stanziamento regionale di due milioni e mezzo si è discusso giovedì in seconda commissione, all’interno della proposta di deliberazione amministrativa: riallocazione di risorse finanziarie a valere sui finanziamenti della Legge speciale per Venezia.

La condanna

«Sono state stoccate illegalmente a Mogliano Veneto e Marcon 5.800 tonnellate di rifiuti pericolosi - dice il consigliere del Pd - con gravi rischi per la salute dei residenti e le falde acquifere, come risulta da una dettagliata relazione congiunta del comando provinciale dei vigili del fuoco di Venezia e dell’Arpav. In un’area a rischio idraulico sono stati rinvenuti addirittura 180 fusti di pentasolfuro di fosforo. Lo smaltimento dell'impianto di trattamento ha riguardato solo una minima parte. Così tocca al pubblico intervenire: 850 mila euro stanziati a inizio mese e adesso un nuovo finanziamento da due milioni e mezzo, che si aggiungono al primo da due milioni risalente al settembre 2012. In tutto cinque milioni e trecentocinquanta mila euro e non sappiamo se basteranno. Nel frattempo chi ha provocato questo disastro - lamenta Zanoni - è stato condannato in primo grado nel gennaio 2016 a soli nove mesi con pena sospesa, e neanche mezzo milione di risarcimento».

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