Il Redentore pensato a gruppi più piccoli di aggregazioni coinvolgendo la terraferma

Il Pd a circa un mese dalla festa principale della città lagunare pensa all'appuntamento come a un laboratorio di sperimentazione di modi diversi di socialità

Fuochi del Redentore, archivio

A circa un mese dalla festa più importante per la città di Venezia, quella del Redentore, il Partito Democratico veneziano pensa a modalità diverse di organizzazione e aggregazione, con gruppi minori nei campi e coinvolgendo la terraferma. Lo dice il segretario comunale del partito, Giorgio Dodi. «Il Covid ci accompagnerà per diverso tempo e dobbiamo trovare il modo di conviverci con la massima attenzione alla salute e quindi con comportamenti individuali e sociali all’altezza della situazione. Ci vuole innovazione e creatività - scrive Dodi - perché non possiamo certo lasciare da parte lo stare assieme, il divertirsi, il costruire momenti di conoscenza e condivisione».

Tradizione

Il Redentore, ricorda, non è solo un evento, «ma una grande festa popolare della città. È molto sentito e amato dai veneziani. E in tempo di virus ricollegarsi ad altri momenti della storia in cui la città uscì dalla pestilenza è un segno di ottimismo. Se sapremo reinterpretare quest’importante giornata - aggiunge - forse potremo immaginare una città differente». Una festa che si preannuncia molto complicata da organizzare quest'anno, per la moltitudine di gente che arriva in città.

Una città diversa

Eppure, può «diventare simbolo di una Venezia diversa - afferma -. Per questo è importante conoscere al più presto cosa ha in mente il sindaco. Ci vuole un dibattito con la città e in Consiglio comunale. È ora di sperimentare  - dice il segretario del Pd veneziano -. Con la salute non si scherza. Allora bisogna ridisegnare il Redentore 2020 facendo di questo evento un modello per mettere in campo la creatività diffusa della città. Perché, ad esempio, non realizzare nei campi della città dei momenti di aggregazione?», chiede Dodi. Una festa distribuita, scrive: «è più facile da gestire dal punto di vista dei flussi e avrebbe il risultato di sostenere il mondo dello spettacolo dal vivo che sappiamo quanto stia soffrendo».

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Gli investimenti

Brugnaro riserva ai grandi eventi gli investimenti veri e sonanti. È ora di invertire la tendenza: i milioni di euro che la città è in grado di mettere sul piatto per il Redentore oppure per il Carnevale, tanto per fare un altro esempio di festa popolare piegata a logiche unicamente commerciali, vanno investiti in modo completamente differente. Basta progetti calati dall’altro senza la necessaria condivisione e partecipazione dei cittadini».

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