Festa del Redentore, Moraglia: «Anche nel tempo della tecnoscienza l’uomo non può sentirsi garantito»

A chiudere la giornata la funzione con le parole del patriarca. Nel pomeriggio le regate

Si sono svolte questo pomeriggio, nelle acque del Canale della Giudecca, le Regate del Redentore della stagione remiera 2020, che hanno visto gareggiare giovanissimi su pupparini a due remi, uomini su pupparini a due remi e infine uomini su gondole a due remi.

Le manifestazioni

Al termine di queste sfide avvincenti sono stati proclamati vincitori nella gara uomini su gondole Andrea Bertoldini e Mattia Colombi  dell'equipaggio rosso, nella gara uomini su pupparini Simone Costantini e Federico Busetto dell'equipaggio viola e nella gara giovanissimi su pupparini Luca Rigo e Giorgio Sabadin dell'equipaggio celeste. Ha seguito le regate e partecipato alle premiazioni il consigliere delegato alla Tutela delle tradizioni Giovanni Giusto. 

L'omelia

La presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano ha assistito questa sera, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, nella Basilica del Redentore, alla Giudecca, alla liturgia celebrata dal patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, in ricordo della liberazione dalla pestilenza che colpì Venezia dal 1575 al 1577, causando quasi 50mila vittime. La solenne celebrazione si è svolta alla presenza delle congregazioni del clero, dei parroci, della comunità cappuccina e delle autorità cittadine. La funzione si è svolta nel rispetto della normativa anti-Covid19. Al termine della Messa la processione eucaristica e la benedizione della città. Il patriarca Moraglia nella sua omelia ha voluto sottolineare: «La solennità del Redentore ricorda il mistero della salvezza che, per il cristiano, ha un solo nome: Gesù. Il Risorto è la risposta al grido che, in questi mesi, è riecheggiato in ospedali, residenze per anziani, reparti di terapia intensiva, luoghi di sofferenza ed anche fatica per malati, medici e infermieri, i cui volti stanchi e disfatti sono vivi nella nostra memoria. L’uomo, in ogni momento, può ammalarsi e venir meno; in un solo istante, si può passare da star bene a non riuscire a compiere i gesti necessari del vivere. Anche nel tempo della tecnoscienza l’uomo non può sentirsi assolutamente garantito; la precarietà appartiene all’uomo e gli ricorda chi è, nonostante i sogni d’immortalità puntualmente smentiti dai fatti».

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