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Forte San Felice a Chioggia sarà valorizzato: i dettagli del progetto

Un’area molto estesa sarà destinata ad uso pubblico con iniziative culturali e turistiche, un’altra area rimarrà in uso al Ministero della Difesa che si occuperà della sua valorizzazione

Il Forte San Felice a Chioggia sarà al centro di un progetto di recupero e restauro capace di valorizzarne i significati culturali, urbanistici e paesaggistici attraverso la definizione di due diversi percorsi: un’area molto estesa sarà destinata ad uso pubblico con iniziative culturali e turistiche, visto anche il grande potenziale di ampi spazi all’aperto e dell’area verde di notevole interesse naturalistico; e un’altra area che rimarrà in uso al Ministero della Difesa che si occuperà della sua valorizzazione. Questo è in sintesi il contenuto dell’accordo firmato da Ministero della Difesa, Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Ministero della Cultura, Agenzia del Demanio e Comune di Chioggia. Nell’accordo sono definite le attività da mettere in atto per realizzare il programma di valorizzazione che consentirà di rendere nuovamente fruibile un importante sito delle fortificazioni lagunari e di integrarlo al contesto circostante, promuovendo visite e itinerari storici ed esperienziali.

Forte San Felice, il cui nucleo originario risale al 1385, venne infatti costruito in posizione strategica sull'isolotto naturale all'ingresso della laguna dopo la Guerra di Chioggia che aveva visto la Repubblica di Venezia attaccata da quella di Genova. Grazie a successive riedificazioni fino alla caduta della Repubblica (1797), si giunse all'attuale configurazione del forte che, con la sua struttura a punte, sul modello di altre fortificazioni veneziane, diventò esempio di ingegneria difensiva della Serenissima. Nel corso dei secoli il Forte venne costantemente rinforzato contro le mareggiate ma la progressiva diminuzione della presenza di militari nell’area ha determinato negli anni più recenti l’esigenza di programmare interventi di salvaguardia sugli immobili. L’intesa prevede infatti per ogni edificio del compendio storico uno specifico intervento di restauro. In particolare è prevista con l’ausilio del Ministero della Cultura l’apertura di un apposito Museo da inserire nel Sistema museale nazionale.

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