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No Navi: «Il governo Draghi ci ha dato ragione». Reazioni

Il «No» trasversale alla soluzione transitoria del terminal di Porto Marghera

Per i comitati "No Grandi navi" e "Laguna bene comune" quella dell'ultimo giorno di marzo è stata una giornata storica. Il governo Draghi ha escluso con decreto legge il passaggio delle crociere lungo il canale della Giudecca e in bacino San Marco. Per entrare a Venezia le grandi navi, quando il traffico turistico potrà riprendere, verranno dirottate sulle banchine industriali di Porto Marghera.

La soluzione potrebbe essere quella voluta dal sindaco Luigi Brugnaro: le navi e le portacointainer accedono al canale dei Petroli, entrando dalla bocca di porto di Malamocco, proseguono per il canale nord di Marghera e qui attraccano. Per i lavori necessari il porto ha aperto un bando a febbraio per valutare la fattibilità tecnico economica della soluzione, il cui costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 41 milioni di euro. Il bando di progettazione, per una cifra di 936.804 euro, scadrà il 15 aprile. Per l'attracco fuori dalla laguna la sola opzione che ha avuto la Via (valutazione di impatto ambientale), è la Duferco-De Piccoli, con attracco alla bocca di porto del Lido e il trasferimento passeggeri con le motonavi compatibili. «Dopo 9 anni di lotte, mobilitazioni, cortei, iniziative e processi ai danni di attivisti ed attiviste - scrivono i comitati - ora per la prima volta il governo si schiera con la voce della città: le grandi navi non sono compatibili con la laguna di Venezia. Paghiamo ancora oggi il prezzo della nostra disobbedienza civile. Dobbiamo versare 28.000 euro di multe. Ma plaudiamo. Questa è una vittoria contro gli appetiti speculativi che hanno permesso in questi nove anni la deroga permanente al decreto Clini-Passera del 2014. La soluzione transitoria di un nuovo terminal a Porto Marghera si profila come indicazione, non come certezza e non compare nel decreto». 

I gruppi chiedono ora di individuare un progetto (oggi inesistente) da sottoporre a verifiche e valutazioni. «Numerose infatti sono le criticità lungo il canale Malamocco-Marghera. Dal punto di vista ambientale - sostengono i No Nav - si rischiano: l'erosione dei fondali, la commistione di traffico commerciale e passeggeri, l'interferenza con il Mose, l'attraversamento della zona a rischio di incidenti rilevanti. Non vi è ad oggi alcun di fattibilità e legittimità di un nuovo terminal a Porto Marghera, ultima possibilità per gli appetiti speculativi di chi pensa di poter trovare in questa strada una nuova opportunità di profitto». Per il 10 aprile i comitati hanno previsto un'assemblea cittadina in campo Santa Maria Formosa. «Finalmente si è giunti alla scelta strategica giusta: collocare le navi con oltre 40 mila tonnellate di stazza fuori dalla laguna - commenta il consigliere comunale Gianfranco Bettin (Verde Progressista) - mentre, in seguito alla decisione del Comitatone del 21 dicembre 2020, le grandi navi andranno a Marghera, canale nord. Si tratta di una scelta rischiosa - afferma - per il loro impatto pesante sull’ecosistema e per il fatto che si sottraggono spazi destinabili a cantieristica, logistica, attività industriali, dando terreno alla monocultura turistica».

«Il transito delle navi impatta fortemente sulla vita quotidiana dei veneziani - scrive la senatrice 5 Stelle Orietta Vanin - ritengo fondamentale sentire il parere della cittadinanza. Non sono d’accordo sulla decisione “provvisoria” che prevede di far entrare le navi nel canale dei Petroli. Auspico si decida per un vero e proprio porto off-shore. Le opere provvisorie del Mose vanno smantellate come ordinato dal Consiglio di Stato e richiesto dall’Europa». «È positiva la soluzione dell’offshore per le navi commerciali. Infrastruttura necessaria per garantire l’attività del porto commerciale a Marghera e del sistema multiporto dell’alto Adriatico che è ora e tempo che si realizzi», commenta Gabriele Scaramuzza, segretario regionale di Articolo Uno. «Quello del governo sembra un enorme passo avanti – dice il consigliere comunale Giovanni Andrea Martini – che potrebbe davvero rappresentare un riscatto per la città dal malaffare del Mose». La soluzione transitoria infine, scrive la deputata Arianna Spessotto di "Alternativa C'è", «costerà allo stato 41 milioni di euro di soldi pubblici in un momento drammatico per il Paese. Meglio, in attesa dei risultati del concorso di idee, chiedere agli armatori di entrare in laguna solo con navi con tonnellaggio e chiglia compatibili e distribuire arrivi e partenze nell'arco di tutta la settimana».

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