Navi: «La soluzione c'è». De Berti: «Il ministro dica qual è». Fiom e Chimici: «Marghera no»

L'incognita infinita del transito delle crociere in laguna

Incidente nave, archivio

Occhi di tutto il mondo puntati sulle grandi navi a Venezia, dopo l'incidente di domenica. Tutti d'accordo sul fatto che non debbano più passare lungo il canale della Giudecca ed entrare in Bacino San Marco. Un'alternativa è però appare ancora lontana. Il botta e risposta non si risparmia, a livello nazionale e locale.

Fattibilità

«Delle 13 opzioni presentate, per il transito a Venezia delle grandi navi, nessuna aveva progetti di fattibilità - dice il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a Radio 24 -. Noi su tre di questi percorsi (Marghera, Lido e Chioggia) abbiamo studiato la praticabilità. Quindi ci sarà una consultazione pubblica su quelli, e a quel punto chiuderemo la faccenda: toglieremo per sempre le navi da crociera dal Bacino San Marco. Non abbiamo nessuna preclusione sulla soluzione». «È un anno che Toninelli è ministro, purtroppo questo incidente cade giusto nell’anniversario - dice l’assessore alle Infrastrutture della Regione del Veneto Elisa De Berti - . Se il ministro ha, come dice, una soluzione rapida la esponga subito, all’istante. Fino a ora non è riuscito a convocare nemmeno un Comitatone, l’unica sede che decide davvero qualcosa. A una riunione, alla quale il signor ministro è arrivato in ritardo, a tutti i partecipanti è apparso chiaro che il titolare del dicastero sapesse assai poco della questione».

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«Marghera no»

«Ci sono vari progetti in campo. Non siamo d'accordo su Marghera per un semplice motivo: è incompatibile con l'industria - scrive Davide Camuccio segretario della Filctem Cgil di Venezia -. Ci sarebbe da ricordare che mettere la nuova Marittima a Marghera non risolve definitivamente la pericolosità di questi colossi all'interno del delicato sistema lagunare. Questo progetto poi mette in serio pericolo la continuità produttiva dell'industria di Porto Marghera. A poche decine di metri dalla nuova Marittima c'è la Bioraffineria, il deposito Petroven, la Pilkington, la Saipem, la Fincantieri. Tutte attività produttive che difficilmente sopravvivrebbero a tale invasivo sviluppo dell'area, e migliaia di lavoratori vedrebbero messo in discussione il proprio posto di lavoro». Sulla stessa linea di pensiero il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, che dopo l'incidente ha sottolineato il rischio di eventi simili in prossimità di un'area industriale, e la Fiom Cgil veneziana, in apprensione per il futuro della cantieristica. «Aggiungo - conclude Camuccio - l'inevitabile effetto frenante che questo progetto impone alla reindustrializzazione di Porto Marghera. Abbiamo poco da incentivarla se poi vincoliamo l'area alla presenza di migliaia di turisti al giorno. Chiediamo che in tempi celeri venga presa una decisione, ma non a scapito di un tessuto industriale che sta cercando di reinsediarsi e trasformarsi».

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