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Venezia, città d'arte. Foto di archivio con i turisti

Venezia, città d'arte. Foto di archivio con i turisti

Guide turistiche dell'Agta ringraziano per il decalogo città d'arte: «Importante supporto»

L'Associazione guide abilitate si schiera dalla parte dei sindaci Brugnaro e Nardella per le proposte di rilancio di Venezia e Firenze e il supporto dei professionisti ufficiali e specializzati

«Ottima l’iniziativa del decalogo delle città d’arte: importante il supporto dei professionisti ufficiali e specializzati da parte dei sindaci». Ringrazia i sindaci di Venezia e Firenze, Luigi Brugnaro e Dario Nardella, l'Agta (Associazione guide turistiche abilitate), una delle rappresentanze nazionali delle guide che si schiera a favore del decalogo pubblicato pochi giorni fa, con le proposte di rilancio per le città.

Posizione diametralmente opposta rispetto a quella espressa tre giorni fa dalle Guide turistiche italiane (Gti) di Venezia, che hanno scritto una lettera al primo cittadino lagunare chiedendogli di correggere il decalogo. «Richiedere un’abilitazione specialistica per lo svolgimento di professioni turistiche nei centri storici dei capoluoghi metropolitani è in contrasto con la normativa vigente e la giurisprudenza che sanciscono l’illegittimità di disposizioni che tendano a circoscrivere l'esercizio della professione, limitando la concorrenza», hanno sostenuto.

Per Agta la pandemia ha dimostrato ancora di più la fragilità delle città d’arte, segnando il divario tra i territori con spiagge, parchi naturali e montagne, che l’estate scorsa hanno fatto il pieno di turisti nonostante il virus, e le città-museo che sono rimaste drammaticamente vuote. «Per questo apprezziamo che il sindaco Brugnaro chieda provvedimenti specifici per le città come Venezia: misure, strategie e sostegni economici. Per noi - continuano - è estremamente positiva la richiesta che determinati luoghi di particolare interesse turistico e storico-artistico debbano essere illustrati da guide con una abilitazione specifica. Questo è previsto nella legge 97 del 2013 e la sentenza del Consiglio di Stato del 2016 che annullò i decreti Franceschini e ribadì la legittimità dei siti specializzati». La specializzazione, sostengono, non inficia in nessun modo i diritti Ue e la libera prestazione.

«Abbiamo visto negli anni passati, quando, al contrario di adesso, nelle città d’arte il problema era l’eccesso di turismo, quanto sia importante proteggere il delicato equilibrio di città come Venezia: le guide devono conoscere perfettamente i luoghi, dove passare, dove fermarsi, come non disturbare i residenti, come non impattare negativamente sul tessuto sociale e urbano. Per tutto questo occorre molto più che una guida che si prepari genericamente con dei quiz, servono competenze accertate». Diverso invece il discorso sulla Partita iva che i sindaci hanno richiesto - sostiene infine Agta - le guide coprono tutta Italia e la maggior parte lavora in territori con pochi turisti, dove è necessario fare un altro lavoro per vivere. Non è possibile obbligare tutti all’apertura della partita iva. Apprezziamo enormemente che i sindaci si siano schierati contro i free tour. Le guide subiscono sempre più una concorrenza sleale da parte di migliaia di guide abilitate e "abusive" che lavorano senza pagare tasse. Serve che lo Stato metta in atto una vera politica di lotta alla illegalità».

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