«Il turismo non c'è ma noi sì»: guide e accompagnatori nel flash mob "della Salute"

Professionisti, archeologi, esperti delle città e di accoglienza, non si faranno notare per una protesta, dicono, ma per una coreografia eseguita in contemporanea in varie piazze d'Italia

Salute, archivio

Diverranno visibili anche se il turismo non c'è. Ad esso sono legati, e a doppio filo, guide turistiche e accompagnatori. Ma ciò non implica che il venir meno dell'uno comporti la scomparsa delle loro personalità, delle professionalità, delle competenze e conoscenze sulle città e sull'arte dell'accoglienza. Non si faranno notare per una manifestazione, né per una protesta o un presidio. Anche se mobiltarsi, specie ora, sarebbe la modalità certa per far sentire la propria voce. A una piazza presidiata, magari Montecitorio a Roma, in scarsa sicurezza, guide turistiche e accompagnatori hanno preferito essere in una pluralità di spazi aperti: uno per ogni città, dove far partire in contemporanea una coreografia martedì 9 giugno alle 11. Coinvolgente, espressiva, anche allegra. Dovrà lasciare il segno in questo modo. Vestiranno abiti di colore nero, le guide, e bianco, gli accompagnatori, per distinguersi in base al loro ramo specifico. Diranno al Paese che sussidi per le partite Iva a parte, anche quando intere famiglie vanno avanti grazie a questo mestiere, vogliono tornare a lavorare. Intendono ricominciare a raccontare al mondo le loro città, e accompagnare turismo di qualità.

La campagna di comunicazione

A Venezia, a lanciare l'iniziativa di martedì alla Basilica della Salute, è Francesca Ranieri delle guide Agta (Associazione guide turistiche abilitate). Non perchè sarà solo questa associazione di categoria a partecipare. Saranno cento gli operatori impegnati attivamente nell'evento, dice, di diversa appartenza, su un totale di 150 guide turistiche veneziane, di cui una ventina di Agta. Nel Paese i professionisti del settore sono 5 mila. Il messaggio che mandano è di tutti. È quello che viene inviato attraverso il flash mob in contemporanea dalle piazze: «serve una campagna seria e forte per rilanciare l'Italia come meta turistica sicura. Grandi titoli di giornali - dice Ranieri - continuano a raccontare quali sono i Paesi in cui gli italiani non sono ben accetti e non possono andare. Ma ancora non si è vista una comunicazione che trasmetta al mondo l'immagine di un'Italia aperta, colpita duramente dal Covid sì, ma rispettosa delle regole». Dire che l'osservanza delle norme ci ha contraddistinto e ci sta portando fuori dal tunnel, trasmette sicurezza e serenità, spiega la guida veneziana, e diventa per gli operatori e per i luoghi del turismo un biglietto da visita. Non può passare l'idea di uno Stato dove il Covid viene preso sotto gamba.

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Turismo estero 

Occorre convincere il visitatore estero che le città italiane si possono visitare in tranquillità. Di una campagna del genere aveva parlato tempo fa il governatore del Veneto Luca Zaia, proponendo di mettere in campo degli influencer nel rilanciare l'immagine del turismo regionale. L'attenzione si è concentrata poi sugli incentivi alle famiglie per rimettere in moto il turismo italiano in Italia. «Ma il nostro lavoro - spiega Ranieri - è fatto all'80% di quello estero. Per un turista francese o americano - dice - è del tutto normale visitare una città avendo prenotando una guida, lo è molto meno per un turista italiano, anche se quando accade il livello di soddisfazione è molto alto». Scarsa la resa del turismo virtuale, dice Ranieri, di certo non in grado di rimpiazzare quello dal vivo, pur essendo state messe in campo iniziative in questo ambito. Una richiesta specifica sarà rivolta martedì al governo, conclude Ranieri. «Visto che da qui a settembre non riusciremo a recuperare, l'esecutivo tolga il peso delle tasse per l'intero anno. Rinviati già a settembre i versamenti, per la maggior parte di noi sarà comunque impossibile effettuarli».

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