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Per il Tar l'impianto di Fusina «non comporta pericolo»

Il tribunale amministrativo regionale, sulla trasformazione in energia del Combustibile solido secondario (Css): «Non appaiono prospettabili apprezzabili rischi»

Ecoprogetto Veritas, foto di archivio

«Non si prospettano rischi apprezzabili», per il territorio e la poplazione, per il tribunale amministrativo regionale (Tar) chiamato a esprimersi sull'impianto di termovalorizzazione a Fusina di Ecoprogetto Veritas per la trasformazione in energia del Combustibile solido secondario (Css) prodotto dal trattamento del rifiuto secco residuo. Il Tar del Veneto ha fissato al 23 giugno l’udienza, senza fermarne il funzionamento. Continua il "No" dei comitati che si oppongono al sistema di trattamento e all’autorizzazione dell’impianto.

«Con i provvedimenti impugnati  - scrive Veritas - viene autorizzato il loro coincenerimento con Css, già oggetto di analogo trattamento presso la vicina centrale termoelettrica Palladio di Enel, e di fanghi da depurazione civili, in gran parte provenienti da Veritas per i quali è stata documentata, per il 2018 ed il 2020, una concentrazione di Pfas contenuta entro i limiti. Per il Tar, “dalla sospensione integrale del provvedimento deriverebbe un pregiudizio alla funzionalità del sistema di gestione dei rifiuti del Bacino di Venezia, dovuto alla necessità di avviare a trattamento il Css in precedenza conferito presso la centrale Palladio di Enel con possibili ricadute sulla salubrità ambientale”. Il Css prodotto da Veritas - conclude l'azienda - deriva dal trattamento del rifiuto indifferenziato raccolto esclusivamente nel nostro territorio e il recupero di energia riguarda solo il 15% delle oltre 540.000 tonnellate di rifiuti urbani raccolte in un anno: l’82% è avviato al riciclo e solo il 3% finisce in discarica».

«L’ordinanza emessa dal Tar - ha commentato il comitato Opzione Zero sulla pagina Facebook "No Inceneritore Fusina" - riconosce la fondatezza e la legittimità delle questioni poste dai Comitati con il ricorso, soprattutto per quanto riguarda i rischi per l’ambiente e per la salute. Il provvedimento non blocca il il funzionamento dell’unica linea attualmente esistente (linea 1), ma fissa in tempi rapidissimi l’udienza di merito in cui deciderà con una sentenza se il progetto deve essere definitivamente bloccato. È un primo passo importante perché per la prima volta le ragioni dei comitati, fino ad oggi snobbate da tutte le istituzioni vengono finalmente prese in considerazione».

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