L'inclinazione dell'asse terrestre detta i tempi delle ere glaciali: nel team di scoperta una cafoscarina

Patrizia Ferretti, scienziata di Ca’ Foscari è nello studio pubblicato su Science che lega la fine di due ere glaciali al cambio di obliquità e all’energia estiva sulle calotte glaciali

Un team internazionale di scienziati guidato dallìUniversità di Melbourne di cui ha preso parte anche l'Università Ca' Foscari Venezia ha scoperto il legame tra i tempi del passaggio delle ere glaciali e interglaciali e le variazioni dell'angolo d'inclinazione terrestre. Lo studio, a cui ha partecipato anche la cafoscarina Patrizia Ferretti, è stato pubblicato oggi sulla rivista Science ed è il risultato di un lavoro di ricostruzione paleoclimatica svolto combinando due diversi archivi geologici, e in particolare alcune stalagmiti provenienti dalla Grotta del Corchia, sulle Alpi Apuane in Toscana e sedimenti marini perforati al largo del margine Iberico in Nord Atlantico. 

Lo studio

Usando innovative tecniche di datazione radiometrica, gli scienziati sono riusciti quindi a determinare con precisione la fine (in gergo terminazione) di due ere glaciali, avvenuta circa 960.000 e 875.000 anni fa. L'inizio di entrambe le terminazioni è legato alle variazioni di insolazione associate all'angolo di inclinazione della Terra, o obliquità. Per sapere, infatti, perché le ere glaciali finiscono - sostiene il paleoclimatologo dell'Università di Melbourne Russell Drysdale - bisogna sapere quando sono finite. 
 
Le stalagmiti contengono minuscole quantità di uranio e piombo, sfruttate dai ricercatori per fornire un controllo cronologico alle informazioni paleoclimatiche da esse estratte. Poiché le stalagmiti e i sedimenti oceanici registrano lo stesso segnale climatico, è stato possibile confrontare la cronologia uranio-piombo delle stalagmiti con il record oceanico. Questa associazione non era mai stata fatta prima in questo intervallo temporale.

Un confronto di questi nuovi risultati con i dati di nove terminazioni più recenti ha dimostrato che l'obliquità esercita un’influenza persistente non solo sull’inizio della terminazione ma anche sulla sua durata e questo schema si è quindi ripetuto persistentemente nell’ultimo milione di anni.
 
Avendo a disposizione i nuovi dati cronologici, il team ha anche scoperto che il tempo necessario per portare a compimento una terminazione dipende dai livelli di energia estiva a disposizione delle calotte glaciali al momento dell'inizio della transizione. 

Il lavoro di Patrizia Ferretti

La paleoceanografa presso il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’Foscari, in questo lavoro si è occupata  della precisa sincronizzazione tra i dati continentali e i marini.

«È soltanto in questo modo che possiamo iniziare ad affrontare i delicati meccanismi del sistema oceano-atmosfera, e che gli ingenti investimenti per le perforazioni degli oceani, delle calotte polari e per il recupero di diversi archivi climatici produrranno i benefici necessari ad aumentare la nostra comprensione dei processi climatici». 

I prossimi obiettivi

Il team ha ora in programma di esplorare se queste stesse osservazioni sulla variabilità climatica dell’ultimo milione di anni possano essere estese anche a intervalli temporali più antichi del tempo geologico. Di particolare interesse è un intervallo climatico cruciale chiamato Transizione del Pleistocene Medio (da circa 1.5 a 0.6 milioni di anni fa), durante il quale si è manifestato un’intensificazione del regime glaciale e la periodicità dei cicli glaciali-interglaciali è evoluta da 40.000 a circa 100.000 anni. Questo periodo climatico è un obiettivo chiave per la comunità scientifica, inclusi gli scienziati polari che hanno intenzione di effettuare una nuova perforazione in Antartide nei prossimi anni.
 

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L’articolo ha il titolo “Persistent influence of obliquity on ice age terminations since the Middle Pleistocene transition” ed è a cura di Petra Bajo, Russell N. Drysdale, Jon D. Woodhead, John C. Hellstrom, David Hodell, Patrizia Ferretti, Antje H. L. Voelker, Giovanni Zanchetta, Teresa Rodrigues, Eric Wolff, Jonathan Tyler, Silvia Frisia, Christoph Spötl, Anthony E. Fallick.

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