Protesi d’anca, al Civile un doppio intervento contemporaneo: il primo a Venezia

È stato fatto sullo stesso paziente: "L’esecuzione del duplice trattamento ha evitato un ulteriore ricovero, dimezzando i tempi di recupero"

Anche all’ospedale di Venezia si opera con la tecnica denominata “Anterior Minimally Invasive Surgery” (Amis). E in virtù dei vantaggi di questa metodica, meno invasiva, è già stato possibile nei giorni scorsi eseguire, su un paziente di 54 anni, un doppio intervento contemporaneo, in termini scientifici un “artroprotesi bilaterale d’anca”.

Recupero

Evidenti i vantaggi, misurati anche sul paziente veneziano. L’esecuzione contemporanea del duplice intervento ha evitato un ulteriore ricovero, dimezzando i tempi di recupero: “Quando lo si sottopone ad artroprotesi bilaterale – spiega il dottor Ricciardi – il paziente entra in ospedale e in sala operatoria una sola volta; inoltre, viene sottoposto ad un’unica anestesia, per cui il rischio di complicanze viene ridotto. I tempi dell’intervento restano contenuti: nel caso specifico, il soggetto è entrato in sala operatoria alle 9.15 e alle 11.15 l’intervento era già concluso”. Quanto ai tempi di recupero, il paziente già nella prima giornata dopo l’intervento è stato alzato, ha deambulato con l’ausilio di due stampelle, e a distanza di pochi giorni è stato dimesso ed è tornato nella propria abitazione per proseguire il percorso di riabilitazione. Percorso che, anche questo, risulterà dimezzato, ovviamente, rispetto a quello conseguente ad una duplice operazione chirurgica.

Minore trauma

A tutto vantaggio del paziente va la minore invasività dell’intervento: “Con la tecnica Amis – sottolinea il dottor Ricciardi – si provoca un minore trauma chirurgico rispetto ad altre modalità di intervento sulle anche: non c’è alcuna incisione dei tessuti muscolari, che vengono solo spostati mentre il chirurgo raggiunge l’articolazione e posiziona la protesi: in sostanza, si consente la conservazione dei muscoli e dei nervi che si trovano lungo il percorso di accesso all’articolazione dell’anca. Questo comporta una minore perdita di sangue, riduce il rischio di zoppìa e permette, di nuovo, di accelerare la riabilitazione riducendo così i tempi della degenza ospedaliera”.

Tecnica all'avanguardia

La tecnica è ancora poco diffusa in Italia, con maggior incidenza nelle regioni del Triveneto. Il dottor Ricciardi, a cui è affidata la guida dell’Ortopedia del Civile, la utilizza da anni. Già Direttore dell’Ortopedia dell’Ospedale San Giacomo Apostolo di Castelfranco Veneto, ha eseguito con questa tecnica circa 1700 interventi, annoverando tra i suoi pazienti anche casi “difficili” come grandi obesi, nei quali l’accesso all’articolazione dell’anca è ostacolato dall’abbondanza dei tessuti molli, e Testimoni di Geova, che per il loro credo religioso non accettano le trasfusioni di sangue. Ha inoltre eseguito varie volte l’intervento “bilaterale” in un unico tempo, che ora ha introdotto anche presso l’Ospedale Civile e che è ora quindi proponibile, nei casi indicati, anche ai Veneziani.

 
 

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