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I sogni in musica di Raphael Gualazzi: «Celebro tradizioni artistiche che restano immortali»

Il 3 novembre presenta a Mestre l'album Dreams, frutto di contaminazioni stilistiche soul e jazz con incursioni nel mondo delle colonne sonore cinematografiche: l'intervista

Raphael Gualazzi porta sul palco del teatro Toniolo il suo nuovo album dal titolo Dreams, pubblicato il 6 ottobre. Il disco è in uscita per CAM Sugar, prestigiosa label che ha fatto delle soundtrack il suo cuore pulsante. Gualazzi, in tour questo autunno nei più importanti teatri italiani, farà tappa a Mestre venerdì 3 novembre con un concerto che condensa le atmosfere e gli stili di tutta la sua carriera, e in particolare quelli che caratterizzano l'ultimo lavoro: soul e r&b anni ’70-‘80, musica classica, ritmi african funk, sonorità drum&bass, new soul, influenze jazz, sentori di musica elettronica. Consapevole che la dimensione live, comunque, permette di arricchire l'esperienza sia degli spettatori, sia degli stessi artisti: «La musica suonata dal vivo non è mai uguale a se stessa, si rigenera».

Che tipo di album è Dreams e cosa rappresenta per lei?

È un progetto che celebra tutti i sogni, non necessariamente in maniera romantica. Ne siamo avvolti e ce ne sono di tanti tipi: quelli legati alla dimensione introspettiva, quelli guaritori, quelli sociali, i sogni nel cassetto. Dreams rappresenta questa natura poliforme attraverso dei piccoli sogni musicali che fanno riferimento a diversi stili, che emergono anche attraverso collaborazioni di scrittura, di arrangiamento e di esecuzione. L'autenticità è il comune denominatore del progetto: volevamo dare rilievo all'aspetto umano dell'album, quindi all'interazione tra i musicisti, alle digressioni nell'improvvisazione, al suono acustico degli strumenti e alla registrazione live, comunque con una qualità discografica intoccabile. Si coglie la penna di Stefano Nanni negli arrangiamenti di alcuni brani, specialmente nel doppio quartetto di archi e dei fiati, e il valore dei musicisti della band; inoltre  alcuni preziosi guest come Emma Morton, che ha scritto assieme a me tre brani e partecipato alla registrazione di I won't lie. E poi le influenze di artisti come King Oliver, Louis Armstrong, Nick La Rocca. Ci sono momenti più intimisti, come in Not scared, altri dove la tavolozza di colori diventa più vintage grazie all'utilizzo di sintetizzatori analogici storici, che hanno dato lustro anche ad album di jazz sperimentale anni '70 e '80, cito Sun Ra e Joe Zawinul.

Pensa che ci sia un'evoluzione artistica o stilistica rispetto ai precedenti lavori?

Credo di aver rinforzato e confermato la mia direzione eclettica, l'approccio autentico nel rispetto della musica, delle composizioni e delle dinamiche. Non sento la necessità di seguire un determinato trend del momento. Preferisco rifarmi a tradizioni che mantengono l'immortalità, e celebrarle assieme a bravi musicisti, piuttosto che ricorrere a delle sofistificazioni: soprattutto in nome della collaborazione con l'etichetta Cam Sugar, che si dedica alla musica italiana composta per il cinema internazionale e ha nel catalogo grandi compositori come Morricone e Piovani. Quello di Dreams è un progetto versatile, correlato anche alla mia attività nel soundtracking: proprio in questi giorni, al Festival del cinema di Roma, viene presentato un cortometraggio diretto da Mauro Diez di cui ho composto la colonna sonora.

Che tipo di spettacolo porterà al teatro Toniolo?

Sul palco saremo in cinque: il quintetto è composto da Andres Ulrich al contrabbasso, Gianluca Nanni alla batteria, Luigi Faggi alla tromba, Michele Guidi all'organo Hammond e tastiere. Ci saranno anche delle sorprese, con dei possibili ospiti. Il programma, oltre ai brani di Dreams, propone i principali successi del passato e poi delle rivisitazioni del repertorio africano americano e della musica cinematografica. Ma anche qualche divertissement sulla musica operistica.

A quali artisti si ispira?

Una miriade: Art Tatum, meraviglioso pianista afroamericano che ha unito il mondo del jazz dello Stride piano dei primi del '900 con quello della musica classica, lo considero il più bel jazz che sia mai stato scritto; Thelonious Monk, per il suo ermetismo musicale e per la poeticità: mi ricorda quello che è Ungaretti per la poesia; e poi lo stesso Sun Ra, oltre ad artisti soul come Ray Charles.

Come valuterebbe il panorama musicale contemporaneo in Italia?

Non credo sia giusto giudicare quello che succede al di fuori: cerco di dare un mio contributo e una mia visione attraverso il gusto che ho. Penso sia importante partire da una dimensione interna di introspezione, più che da un giudizio. Posso comunque dire che prediligo le forme musicali più acustiche ed essenziali, nelle quali gli ingredienti della produzione possono costituire un valore maggiore.

In che modo la musica è influenzata da canali moderni quali i social network?

In generale la tecnologia può essere un grande patrimonio per gli artisti di qualsiasi settore, se utilizzata con spirito critico. L'ultima parola, però, deve essere data da chi ha cultura e conoscenza della tradizione e del passato. Altrimenti si rischia di perdersi in linguaggi che non sono più gestibili. Se la musica viene preservata, la stessa intelligenza artificiale non potrà sostituire l'unicità di un musicista. È l'unica forma d'arte che non si ripete mai, non è mai uguale a se stessa. Se è suonata dal vivo, la musica si rigenera. Ed è importante continuare a combattere perché questo continui, confido che resterà anche nel futuro.

Tornando a Dreams: qual è un suo sogno?

Essere sempre autentico e continuare a fare il mio mestiere al meglio, potendo arricchire il mio linguaggio musicale e compositivo. E sperando di lasciare qualcosa di positivo della mia esistenza.

C'è qualche esperienza o ricordo che la legano a Venezia?

Certamente sì. Ricordo, ad esempio, il Premio Campiello dove ebbi la fortuna di esibirmi (nel 2011 al Teatro La Fenice, ndr). Ma in generale è una città che è nel cuore di tutto il mondo. Ci sono capitato diverse volte, è un luogo unico e un patrimonio importante da preservare al meglio possibile proprio perché rappresenta un'unicità.

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