Perché troppe persone si comportano senza buon senso?

Le indicazioni per cercare di arginare l'epidemia da coronavirus sono chiare. Sono molto restrittive, ma necessarie. Non tutti sembrano però averne recepito l'importanza

Foto tratta dai social

Non scrivo nulla di originale o diverso da quello che avete potuto leggere in queste ore frenetiche. Ma se ancora ci sono persone irresponsabili, che non capiscono la gravità della situazione che stiamo vivendo, forse allora è il caso che chi può farlo dia il proprio contributo. Voglio partire con un dato: ad oggi, 11 marzo 2020, oltre 10mila persone hanno contratto in Italia il coronavirus, più di 1000 nel Veneto; le Terapie intensive di molti ospedali sono al collasso; andando avanti così risulterà impossibile garantire cure sanitarie adeguate a tutte le persone che di qui in avanti dovessero essere infettate. C'è una cosa che tutti possono fare, stare a casa.

Non è un gioco. Da domenica la provincia di Venezia, alla pari di Lombardia e altre 13 province del nord Italia, è diventata zona rossa, arancione o come la si voglia chiamare. Dalla mezzanotte di ieri, 10 marzo, è entrato in vigore il decreto del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, con il quale si è estesa la zona protetta a tutta l'Italia. Stop alle scuole. Stop allo sport. Si esce di casa solo per comprovati motivi di lavoro e per le emergenze. Tutto questo fino al 3 aprile. Un mese, di fatto, durante il quale il Governo si è trovato di fronte alla necessità di imporre una stretta, di limitare il contatto tra le persone, perché l'unico modo per uscire da questa emergenza è quello di frenare il contagio.

La teoria, quindi, sembra prevedere questo. Tutti a casa ad eccezione di chi non può fare a meno di uscire per necessità lavorative o altre emergenze, autocertificazione alla mano. Si esce per fare la spesa, poi si rientra a casa. Si mantiene la distanza di un metro dalle persone, perché no qualche decina di centimetri in più. Si starnutisce o tossisce sul gomito. Insomma, si seguono quei vademecum che vengono ripetuti allo sfinimento in tv, sui quali ci si imbatte continuamente sul web. Ognuno deve fare la propria parte, anche se è difficile recludersi in casa. Purtroppo, il bombardamento di informazioni non basta. E il menefreghismo è dilagante. Per lo meno questo è quanto ho potuto appurare. Come di certo molte altre persone.

Manca il buon senso

Ieri sera mi trovavo al supermercato per necessità. Ho seguito tutte quelle buone pratiche che sarebbe buono uso seguissero tutti. E così ho igienizzato il carrello, ho utilizzato i guanti per sicurezza (del resto se li mettono a disposizione ci sarà un motivo, no?). Mi sono mosso tra le corsie come se mi trovassi in un labirinto. Ho allungato più volte il percorso per evitare di entrare in corsie troppo affollate. Ho sempre mantenuto la distanza necessaria tra le persone. Ma poco si può fare se c'è qualcuno - forse troppi - che ti passano a pochi centimetri per prendere un pacco di farina. Se c'è qualcuno che ride e scherza con altre 3 o 4 persone, tutti ammassati in un metro quadrato davanti al banco frigo della carne. Non c'è distinzione di persone, dal più anziano al più giovane. Forse non è chiaro che per il contagio basta un attimo.

Poi vedo il piazzale della chiesa gremito e il parrocco che celebra la messa, ci si affaccia alla finestra di casa e si vedono ragazzini giocare al campetto di basket, che tanto la scuola è sospesa. Dieci ragazzi sono stati sorpresi dal Nucleo natanti dei carabinieri di Venezia a fare festa in un centro culturale. Ci si trova davanti costantemente a circostanze che dovrebbero, anzi devono, essere evitate. «I bar e i pub sono chiusi, allora mi ritrovo in casa con gli amici». No. «Mi annoio, non so cosa fare, vado a casa di mia sorella, dei miei genitori, di mio nonno». No. Se ci sono misure restrittive, c'è un perché. Se è chiesto un sacrifcio a tutti gli italiani, ci sono delle motivazioni ben chiare. Se vogliamo crearci delle scappatoie non se ne esce. C'è bisogno che tutti facciano la propria parte.

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