Lo Stabile del Veneto dà vita al "teatro contaminato", un ibrido tra cinema, videomaking e spettacolo dal vivo

La figlia di Shylock è il primo esperimento di opera teatrale realizzata interamente a distanza e con una scenografia virtuale. Il debutto, sabato 30 maggio alle ore 20.00 sui canali social dello Stabile

«È il teatro del futuro? No, parliamo del teatro del presente». Con queste parole il direttore del Teatro Stabile del Veneto Massimo Ongaro rompe gli schemi del teatro tradizionale e apre le porte a un nuovo modo di concepire e realizzare un'opera teatrale introducendo al mondo una corrente ibrida tra cinema, videomaking e spettacolo dal vivo: "il teatro contaminato". La figlia di Shylock, l'ultima produzione originale dello Stabile del Veneto realizzata con la collaborazione dell'azienda di scenografia virtuale 4Dodo ne è il manifesto. Lo spettacolo, che andrà in onda il prossimo 30 maggio alle 20.00 sui canali social dello Stabile è il primo esempio di spettacolo realizzato interamente a distanza con una scenografia virtuale e un'interpretazione da piano sequenza cinematografico ma dagli spazi limitati e senza pubblico. Il tempo della narrazione viene, così, manipolato, e si allontana dal tempo reale andando a perdere quell'unicità del qui e ora con il pubblico tipica dello spettacolo dal vivo pur volendo, in qualche modo, non perderla del tutto. 

La figlia di Shylock fa parte di una serie di 8 monologhi scritti e diretti da Giuseppe Emiliani con le musiche di Luca Piovesan, la scenografia di Federico Cautero, gli abiti di Stefano Nicolao e l'interpretazione di Margherita Mannino. Questo monologo, così come gli altri, si sviluppa in alcuni spazi veneziani nella forma di confessione intima al pubblico dei propri pensieri. Protagonista della confessione, in questo caso, è Jessica, la figlia di Shylock e amante veneziana di William Shalespeare, sedotta e abbandonata in una sua permanenza nella città lagunare. L'attrice Margherita Mannino è Jessica e dà voce ai suoi pensieri più intimi riprendendosi direttamente dalla propria casa davanti a uno schermo verde con una recitazione, per così dire, "in diretta" ma che verrà successivamente inserita in un contenitore tridimensionale, ovvero, una scenografia virtuale creata in post produzione. Diverse discipline artistiche, in questo modo, entrano in contatto per dare vita a un prodotto finale ibrido  che sembra un film ma non lo è, che sembra teatro dal vivo ma non è neanche questo e, paradossalmente, vuole essere tutte e due le cose.

Si tratta di una sfida e un azzardo per il mondo del teatro e della recitazione che, in questo momento di difficoltà sono stati costretti a trovare e provare strumenti e forme di narrazione nuove e lontane dalla tradizione. 

La domanda che viene da porsi, però, è, può esistere un teatro "montato" o la recitazione dal vivo è imprescindibile dall'idea stessa di teatro? 

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