I timori del commercio per le conseguenze del nuovo Dpcm

Bertin (Confcommercio): «Scontiamo ritardi nella programmazione». Per Biraku (Confesercenti) «servono misure per aiutare i commercianti, soprattutto a Venezia». I poteri attribuiti ai sindaci, però, potrebbero essere d'aiuto

Un bacaro a Venezia

Le novità più importanti dell'ultimo decreto del presidente del Consiglio, varato per contenere il contagio da coronavirus, riguardano le attività di ristorazione: sono consentite dalle 5 a mezzanotte se il consumo avviene ai tavoli, altrimenti la somministrazione va interrotta alle 18. Tutto sommato sono limitazioni non troppo restrittive, se confrontate con quelle decise in questi giorni in altri paesi. A criticarle sono soprattutto i rappresentanti del comparto commerciale.

Programmazione

Il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin, ha commentato: «Ne prendiamo atto, ma quest’estate cosa si è fatto a livello di programmazione per scongiurare le misure più drastiche? Scontiamo ritardi e pare che limitare e chiudere le attività sia sempre la panacea di tutti i mali». Bertin ha aggiunto che «il potere dato ai sindaci di assumere determinati provvedimenti è positivo» e che la categoria «si aspetta anche incentivi e contributi a fondo perduto per le aziende». Massimo Zanon, di Confcommercio metropolitana,  si è chiesto «perché i locali debbano subire delle restrizioni, mentre ad esempio il trasporto pubblico debba mantenere la capienza all’80%, con gli affollamenti quotidiani che tutti vediamo».

Aiuti alle aziende

Sulla situazione specifica della città di Venezia si è espresso Emiliano Biraku, coordinatore del centro storico per Confesercenti: «Le sale dei ristoranti restano vuote e non ci sono centimetri o sedie che controbattano la paura di rischiare il contagio. Quello di cui abbiamo bisogno è un pacchetto di misure che accompagnino le aziende del settore almeno fino a tutto il 2021 con scelte coraggiose come l’istituzione di zone franche (no tax area), con fiscalità di vantaggio per imprese e visitatori. Tra le città d'arte, già di per sé colpite dall'assenza di turismo, è Venezia una delle più penalizzate dal Covid e anche quella meno aiutata. Tra i nostri imprenditori c’è ancora chi deve pagare i debiti accumulati prima con l’acqua granda di novembre e poi durante il lockdown».

Poteri ai sindaci

Resta il fatto che, almeno per ora, è scongiurato il rischio di un coprifuoco o di limitazioni più pesanti. Secondo il sottosegretario con delega agli Enti locali, Achille Variati, la scelta del governo di attribuire un certo margine di manovra ai sindaci, in materia di chiusure localizzate di strade o piazze, è stata fatta proprio «per non imporre un lockdown generalizzato, o comunque misure più severe applicate indifferentemente a tutti, senza riguardo per le specifiche situazioni sanitarie dei diversi territori». È «una dimostrazione di fiducia nei confronti degli amministratori locali», considerati i soggetti più adeguati per «tarare le azioni di contenimento in ogni diverso territorio». Inoltre, in queste decisioni «i sindaci saranno supportati dai prefetti, negli appositi comitati provinciali di ordine pubblico».

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