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Mercoledì, 8 Febbraio 2023

Una mappa del patrimonio pubblico inutilizzato per trasformare i luoghi inattivi in risorse | VIDEO

La ricerca è stata realizzata da Smart Land Srl per Confartigianato Veneto sotto la direzione di Federico Della Puppa e il coordinamento di Fiorella Angeli

Il patrimonio pubblico del Veneto è composto da 58.130 unità immobiliari per un totale di 35,6 milioni di mq di superfici. Un immobile su quattro è stato costruito prima del 1945. A livello di unità immobiliari il 46% è da ricondurre a residenza.

A livello di superfici, invece, prevale la destinazione scolastica, che ricopre il 26% delle superfici pubbliche. I principali proprietari del patrimonio pubblico sono i Comuni, sia a livello di unità immobiliari (83%) che di superfici (45%). 

Il patrimonio pubblico inutilizzato

L’8% di tale patrimonio pubblico in Veneto è inutilizzato: si tratta di 4.900 unità immobiliari, per una superficie complessiva pari a 1,67 milioni di metri quadrati. Di questi, 1.430 sono inutilizzabili. Sono 429mila metri cubi circa da demolire ed eventualmente ricostruire.

A livello di unità immobiliari, l’inutilizzato si concentra prevalentemente nei comuni con oltre 100mila abitanti ma, a livello di superfici, sono i Comuni più piccoli tra 10mila e 50mila abitanti quelli che concentrano la maggior parte di patrimonio inutilizzato. Dunque sono i Comuni i principali interlocutori nel processo di valorizzazione dei beni pubblici: un fabbricato su due del patrimonio pubblico dismesso è infatti di proprietà del Comune (pari al 45% delle superfici totali inutilizzate).

Del patrimonio dismesso inutilizzabile, quasi un fabbricato su tre è stato costruito antecedentemente al 1945 e il 54% tra il 1945 e il 1980, mentre a livello di superfici la maggior parte dell’inutilizzato è stato costruito prima del 1945 (circa il 50%). La maggior parte delle superfici inutilizzate ha una destinazione ricollegabile a strutture quali carceri, penitenziari e caserme (19%), fabbricati produttivi (13%), abitazioni (13%), edifici scolastici (12%), ospedali e case di cura (9%) e uffici (8%).

La mappa

L’indagine – realizzata da Smart Land Srl per Confartigianato Veneto sotto la direzione di Federico Della Puppa e il coordinamento di Fiorella Angeli – ha mappato tutti i 4.900 edifici nel territorio evento attraverso un'analisi georeferenziata che andrà a costituire un sistema informativo a disposizione di Confartigianato Imprese Veneto per promuovere azioni di intervento e riuso sul territorio.

Nel sistema informativo web sarà possibile conoscere nel dettaglio ogni singolo elemento costituente ciascun bene immobiliare, grazie alle informazioni mappate e derivanti dalla banca dati del MEF - Dipartimento del Tesoro.

«Dopo diversi anni nel corso dei quali il settore delle costruzioni è stato oggetto di decine di interventi legislativi e dopo la pandemia – afferma Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – è nata l’esigenza di individuare nuovi obiettivi e nuove strategie compatibili con un approccio alla pianificazione e alla progettazione urbanistica sempre più orientate a soddisfare esigenze di benessere e salute dei cittadini. Da queste considerazioni ha avuto origine il nostro progetto di definire un quadro del sistema del recupero edilizio e territoriale del futuro, in supporto alle politiche economiche e territoriali della Regione Veneto, a partire dal patrimonio pubblico inutilizzato, valutando le opportunità generate dalla riconversione e/o rottamazione di tale patrimonio, sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale. Si tratta di un processo in grado di trasformare tali vuoti in una risorsa per le imprese, i cittadini e il territorio. Intervenire sul patrimonio pubblico inutilizzato del Veneto – prosegue – consentirebbe di generare un beneficio economico per il settore di 1,7 miliardi di euro: 40 milioni dalle demolizioni, 7,5 milioni dalle rinaturalizzazioni, 116 da ricostruzioni; 258 da restauro conservativo, 38 milioni da adeguamento e 256 da efficientamento. Ma gli effetti benefici vedono anche la possibilità di rinaturalizzare 185mila metri quadrati di suolo, risparmiare 1,23 milioni di kg di CO2, ridurla ulteriormente grazie a interventi di efficientamento energetico negli immobili pubblici e risparmiare suolo per nuove costruzioni pari ad una superficie di 607.800 metri quadrati. Da considerare infine l’occasione per dare una risposta concreta alle nuove domande della società, generando contesti urbani più vivibili, più belli e più sicuri» conclude Boschetto.


 

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