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Martedì, 31 Gennaio 2023
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A Venezia il dibattito per una moda più sostenibile

Forum in corso sull'isola di San Giorgio. Sciuccati (Ambrosetti): «Sostenibilità tema cruciale per le imprese italiane della moda». Marinese: «Venezia conferma la caratteristica vocazione allo scambio di idee»

Il forum “Venice sustainable fashion” è alla fondazione Cini di Venezia, giovedì 27 e venerdì 28 ottobre, per affrontare il tema cruciale della sostenibilità e della responsabilità sociale delle imprese. Partecipano alcune degli addetti più importanti del settore moda, assieme a Confindustria. Le peculiarità e le criticità della transizione verso la sostenibilità sono riepilogate da Flavio Sciuccati, responsabile della divisione fashion & luxury di The European House - Ambrosetti: la forte segmentazione, che va dal lusso di fascia alta ai segmenti più bassi del mass market e fast fashion; la brevità del ciclo di vita dei prodotti e il continuo rinnovamento delle collezioni; le scelte di globalizzazione e la ricerca del low cost, che hanno portato alla delocalizzazione e alla frammentazione esasperata delle supply chains di tutti i prodotti in condizioni molto spesso non sostenibili.

Il tutto, aggiunge Sciuccati, «in un quadro di riferimento normativo e di regole in via di definizione che rischia, se non affrontato nei modi e nei tempi giusti, di penalizzare proprio le imprese delle nostre supply chains. Imprese che da sempre rappresentano il vero serbatoio di innovazione e di creazione di gran parte dei prodotti del settore».

Difatti, se il settore moda continua a crescere come volume d'affari (+6% quest'anno, trainato in particolare dal fast fashion), resta in ritardo sul fronte dell'economia circolare, che corrisponde al 3,5% del globale (rivendita, noleggio, riparazione e remaking): a metterlo in luce è uno studio dei ricercatori della stessa The European House - Ambrosetti, che ha analizzato le performance economico-finanziarie di 2.700 aziende della catena di fornitura, valutando la sostenibilità di 167 aziende della filiera italiana e osservando gli strumenti di gestione della sostenibilità delle 100 più grandi imprese europee. Per il coordinatore Carlo Cici, uno dei problemi rilevati riguarda la carenza dei dati: «È disorientante - ha spiegato il ricercatore - Le emissioni di Co2 sono stimate tra il 2 e l'8%, non abbiamo trovato una metodologia di calcolo. Anche la stima dei consumi idrici è tre volte superiore (215 contro 79 miliardi di metri cubi). In Europa il quadro è leggermente più stabile». Un esempio concreto a conferma della volatilità dei dati: le stime del consumo d'acqua per necessario a produrre un paio di jeans variano infatti da 3.781 litri a una cifra cinque volte maggiore, 20mila litri. Restando ai dati, si evidenzia poi che su 19mila consumatori l'80% si dichiara preoccupato per la sostenibilità. Ma solo una fetta minoritaria, tra l'1 e il 7%, ha acquistato prodotti con prezzo maggiorato in quanto sostenibili. 

«Venezia è la città sostenibile per eccellenza, per questo abbiamo voluto dare vita al primo summit internazionale dedicato alla transizione green nel settore moda», spiega Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia-Rovigo. «La Serenissima, regina dei mari, con la Via della Seta ha dato impulso a quello che nel Rinascimento era considerato il primo distretto tessile e della moda del mondo occidentale. Erede della tradizione nata a Venezia nel XIII secolo, il cluster calzaturiero della Riviera del Brenta oggi è tra i più prestigiosi luoghi della manifattura. Una realtà all’avanguardia, impegnata nel raggiungimento di elevati standard di sostenibilità attraverso l’attività del Politecnico Calzaturiero: hub tecnologico, di innovazione e formazione che il prossimo anno celebrerà cento anni di storia. Ciò costituisce il più prezioso patrimonio di Venezia, che tutto il mondo ammira. Con Venice Sustainable Fashion Forum, la nostra Città conferma dunque la propria vocazione alla contaminazione, allo scambio di idee e l’antica tradizione del bello e ben fatto».

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