De Micheli: «Faremo di tutto per finire il Mose prima»

Prima della data prevista di consegna, la fine del 2021. La ministra ha detto che «un altro autunno come questo sarebbe molto grave per Venezia». Ha parlato anche delle opere complementari

La ministra De Micheli

Ieri è stata approvata definitivamente la mozione parlamentare che impegna il governo a ultimare il Mose entro i tempi previsti, cioè il 2021; oggi la ministra dei Trasporti e delle infrastrutture, Paola De Micheli, intervistata dall'Ansa, ha aggiunto che farà di tutto perché sia pronto anche prima. «Il Mose non è bloccato - ha detto - ma ha rallentato molto la fine dei lavori dopo le vicende giudiziarie del 2014 in cui sono state coinvolte persone che avevano delle responsabilità. Anche, credo, per una certa preoccupazione di coloro che dovevano lavorarci. Abbiamo quella scadenza: non prometto che faremo prima, ma dico che facciamo di tutto per fare prima. Perché so che avere un altro autunno come questo sarebbe molto grave per Venezia. Ci proverò con tutte le mie forze».

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Non solo Mose

La ministra ha definito Elisabetta Spitz, appena nominata commissario per il Mose, «una donna coraggiosa, concreta». E ha ricordato che «per proteggere Venezia il Mose è fondamentale ma non è l'unico strumento». «Ci sono interventi di protezione della laguna mirati - ha detto - per i quali, già prima dell'emergenza, abbiamo avviato l'utilizzo di risorse stanziate da governi precedenti per 65 milioni di euro. C'è un sistema complessivo di protezione che dobbiamo rifinanziare, e abbiamo già cominciato: quei soldi permettono di fare interventi idraulici diffusi, che riguardano non solo Venezia ma anche altre città della laguna». Difatti il testo della mozione approvata dal parlamento chiede di tenere conto che «la salvaguardia della città di Venezia e la stessa opera vanno necessariamente rapportati anche in relazione alle previsioni del vento del mare e va quindi verificato quali altri progetti possono essere sviluppati per adattamento ai cambiamenti climatici». De Micheli ha concluso: «Abbiamo lo strumento della legge speciale, che venne immaginata dopo l'acqua alta del 1966. Quella norma va aggiornata e completata con risorse per rendere ordinato il sistema idraulico complessivo della laguna».

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