Cinque minuti di applausi in sala per "Non odiare" con Gassman

L'attore romano protagonista dell'opera prima di Mauro Mancini, presentata ieri alla 35° edizione della Settimana Internazionale della Critica a Venezia

Alessandri Gassman (foto Tommasini)

L'odio, di generazione in generazione, tra nazisti ed ebrei tutto in un film che si svolge ai giorni nostri e dal titolo esplicito: Non odiare. Opera prima di Mauro Mancini e unico film italiano in Concorso alla 35ª edizione della Settimana Internazionale della Critica a Venezia, è stato presentato ieri alla Mostra del Cinema, alla presenza del regista e degli attori, tra cui il protagonista Alessandro Gassman. Molto apprezzato dal pubblico, che lo ha omaggiato con cinque minuti di applausi al termine della proiezione in sala.

Non odiare, in sala dal 10 settembre con Notorious Pictures, racconta la storia di Simone Segre (Alessandro Gassmann), un affermato chirurgo di origine ebraica, che un giorno scopre tutta la sua intolleranza quando si ritrova a non soccorrere un uomo vittima di un pirata della strada nel momento in cui scopre sul suo petto un tatuaggio nazista.

«Il film - dice il registe - racconta quello che siamo sotto la pelle. La pelle bianca, "ariana", che vorrebbero avere Marcello e i suoi amici neonazisti e quella bianca, "non ariana", di Simone. La pelle tatuata del padre di Marcello e quella marchiata del padre di Simone. La pelle "scura" dei migranti pestati a sangue nei bangla-tour e quella diafana, limpida di Marica».

«Mi ha fatto piacere girare un'opera prima - racconta Gassmann - che, nonostante il tema, non ha una volontà didattica. E mi fa piacere anche perché la madre di mio padre era ebrea e la mia famiglia ho avuto due persone morte nei campi di concentramento». Nei panni del personaggio, spiega poi l'attore, «io probabilmente avrei salvato l'uomo ferito. Da giovane, devo dire, ero aggressivo, ma ora credo che la cosa più importante sia capire dove nasce l'odio. Quello stesso odio che c'è nei social dove ci sono dei vigliacchi che minacciano da lontano».

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