Padrenostro: il primo film italiano in gara racconta l'infanzia di una generazione di invisibili

Claudio Noce, con il suo film interpretato da Pierfrancesco Favino, fa riemergere dalla memoria collettiva una generazione di bambini che ha subito le conseguenze di un periodo storico come gli anni di piombo ma che non ha mai avuto l'occasione di dire la propria su come ha vissuto quegli eventi

Il cast (foto Massimo Tommasini)

Padrenostro è il primo film italiano in concorso alla 77. Mostra internazionale d'arte cinematografica in première questa sera al Lido di Venezia. Con la regia di Claudio Noce e l'interpretazione di Pierfrancesco Favino, Padrenostro si mostra come un lungo ritratto di una generazione definita di invisibili, cioè di tutti coloro che, non avendo partecipato ai grandi eventi storici sono stati, per certi versi, messi in un angolo della stessa storia come se gli fosse stato impedito di raccontare come loro l'hanno vissuta. Questo film vuole essere una sorta di riscatto di tutti quei bambini, ora cinquantenni, che sono maturati sulla scia di un'educazione al silenzio, al rispetto e alla repressione della propria vulnerabilità. La vicenda è tratta da un evento realmente accaduto ed è ancora più toccante se si pensa che a viverlo è stato lo stesso regista del film e tutta la sua famiglia. Il film riporta alla memoria, infatti, l'attacco terriristico dei Nuclei Armati Proletari al vicequestore Alfonso Noce, papà dello stesso regista. Ma non si tratta di un film sugli anni di piombo, né di un film politico, Padrenostro è il racconto di una storia personale che diventa universale, è il racconto del mistero che si cela dietro il rapporto tra un padre e un figlio, è il racconto di due percorsi formativi: quello di un figlio che diventa grande e quello di un padre che fa vedere per la prima volta al figlio che anche lui ha dei sentimenti.

Padrenostro: una lettera d'amore finalmente spedita a un padre

Questo film è come se fosse una lettera d'amore finalmente spedita da un figlio a un padre. È così che lo definisce uno dei suoi protagonisti, Pierfrancesco Favino, durante la conferenza stampa del film. Il rapporto tra queste due generazioni di uomini che crescono, entrambi a modo loro, diventa il tema centrale del film. Tra gli altri temi che il film mette in luce c'è, senza dubbio, quello della paura e dell'abbraccio metaforico tra due rappresentanti di fazioni politicamente contrastanti, due figli di "eroi", opposti a seconda del punto di vista ma accomunati dall'essere figli di uomini ingombranti, da rispettare e che non lasciano trapelare un velo di debolezza umana. Due modelli maschili a cui si insegnava di aspirare in quel momento storico ma che hanno per certi versi soffocato un'interiorità e un bisogno di emozioni che il film ha voluto esplicitamente enfatizzare.

«C’è stato bisogno che io mi permettessi di andare a ritrovare momenti della mia infanzia per cercare quella tenerezza che volevo figurasse nel film - commenta Pierfrancesco Favino in conferenza stampa-. Io quel mondo lo conosco, l'ho vissuto e da bambino facevo fatica ad affrontarlo. Di film sugli anni di piombo ce ne sono stati tanti, non credo che la nostra urgenza fosse stata quella di raccontare quegli anni ma l’infanzia dietro quegli anni in cui i figli dei rappresentanti della giustizia e dei terroristi hanno condiviso gli stessi bisogni di bambini».

"Padrenostro", perché?

Il titolo del film risponde a una necessità di avere la parola padre nel titolo stesso alla quale è stata unita la parola nostro. Apparentemente potrebbe riecheggiare un rimando religioso ma la vera idea dietro il titolo è quella di considerare la figura paterna come universale. Il padre interpretato da Pierfrancesco Favino è sì un padre singolo ma è come se fosse il rappresentante di una generazione di padri ingombranti anche con la loro assenza, dei padri che non avrebbero mai mostrato la loro sofferenza ai propri figli, convinti che proprio in questa ostentata e perenne forza maschile stava l'educazione che le successive generazioni avrebbero dovuto mantenere. E proprio per questo, il padre del film, diventa un "padre nostro".

Matteo Salvini alla prima di Padrenostro, Favino: «Io non l'ho invitato»

È stato presente in sala alla presentazione ufficiale delle 19.30 per il pubblico del film di Claudio Noce il leader della Lega Matteo Salvini. A commentare la presenza, già preannunciata nella mattinata durante presentazione del film al Lido è stato l'attore e protagonista del film Pierfrancesco Favino che sottolinea di non averlo invitato personalmente, che nessuno ha il diritto di impedirgli di venire a vedere il film e che se qualcuno insinua una manipolazione politica da parte del ministro, il film di per sé non permette alcun tipo di manipolazione. «Non si tratta di un film politico né tantomento pro-poliziotti o pro-nap - commenta Favino - è un film sulla storia di due bambini figli di una generazione di invisibili e del loro rapporto con i propri padri».

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Le intenzioni nel film ci sono tutte e le si apprezza molto guardandolo, specialmente in alcune scene dal forte impatto emotivo ma la narrazione a volte risulta un po' ridondante nel voler spiegare ciò che ha già la forza di emergere da solo dalla storia. C'è un eccessivo voler far vedere invece che lasciare spazio all'immaginazione quando a volte, il bello del guardare un film, è proprio quello di riempire da soli gli spazi vuoti.

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