Pieces of a Woman conquista Scorsese e osa raccontare la visceralità del dolore

Il film in concorso diretto dal regista ungherese Kornél Mundruczó mostra senza filtri la brutalità della perdita di un figlio. Martin Scorsese ne è produttore esecutivo

(foto Biennale)

Pieces of a Woman è un film che rompe gli schemi tradizionali della raffigurazione del dolore umano togliendogli qualsiasi tipo di filtro estetico. In questo film viene mostrato tutto il brutto di una donna fatta letteralmente a pezzi dalla sofferenza con un realismo che lascia esterrefatti ma talmente tangibile da colpire dritto al cuore e, paradossalmente, far anche emozionare. Quella di Pieces od a Woman è una storia, tratta dalla vicenda personale della sceneggiatrice Kata Weber, in cui molte donne che hanno vissuto la tragica esperienza della perdita di un figlio per errore umano, possono rivedersi ed è una storia che nei suoi silenzi, nelle sue urla, nella sua perfino noiosa quotidianità non fa altro che prendere un pezzo di una vita vera e trasportarlo direttamente sul grande schermo. L'interpretazione degli attori, nel film diretto dal regista ungherese Kornél Mundruczó, è abilissima, soprattutto quella della protagonista. Vanessa Kirby, che veste i panni della protagonista del film, Martha, fa un lavoro eccezionale nella raffigurazione della difficoltà del parto, pur non avendo mai vissuto quest'esperienza di persona, e lo fa in una scena che comprime il tempo reale di 8 ore in 25 minuti realizzata con un'unica ripresa e una telecamera fluttuante e in cui non viene celato neppure il più piccolo inconveniente del mettere al mondo un bambino. 

«Cercavo un ruolo che mi spaventasse, un personaggio di cui avere, per certi versi, paura - rivela l'attrice durante la conferenza stampa del film - e nel personaggio di Martha l'ho trovato. É stato impegnativo e allo stesso tempo stimolante. Io non sono una madre ma avevo il dovere di mostrare la maternità nel modo più vero possibile e per poterlo fare ho dovuto accedere a delle corte delicate della mia sensibilità. Volevo rappresentare al meglio l'essenza della perdita e spero di averlo fatto».

Martin Scorsese tra i produttori esecutivi: «questo film mi ha colto di sorpresa ed è raro per me»

Compare nei titoli di coda del film il nome del regista di innumerevoli classici del cinema americano, si tratta di Martin Scorsese che dopo aver visto la pellicola di Kornél Mundruczó ha chiamato il regista ungherese per complimentarsi e chiedere poterlo supportare nel suo progetto.

«È una cosa rara per me vedere un film che mi coglie del tutto di sorpresa e con Pieces of a Woman è accaduto - commenta Scorsese - Più che una storia è un'esperienza che dal punto di vista emotivo tocca le corde più intime delle persone e ti travolge in modo sempre più forte con lo scorrere del film. Mundruczó ha una maestria con la macchina da presa in grado di far immergere nei dettagli più profondi della storia lo spettatore per cui risulta impossibile non farsi coinvolgere in pieno dalla vicenda».

«Quando Scorsese mi ha chiamato dopo aver visto la prima del mio film è come se il tempo si fosse fermato un istante - ribatte Mundruczó - questo film per me è stato un mezzo per mostrare tutto il bello e il brutto della vita e farla vedere così com'è.

Pieces of a Woman: un elogio della bellezza delle imperfezioni umane 

Quella raccontata in Pieces of a Woman è una storia che non vuole né aggiungere né togliere niente a tutte le imperfezioni delle emozioni umane che non si vergogna di mettere a nudo nella loro essenza. C'è tutto l'orrore della sofferenza nei silenzi della protagonista dopo aver perso il suo bambino, nei suoi litigi con il marito e in quelli con sua madre, interpretata con grande maestria da Ellen Burstyn, di cui non riesce a capire mai le intenzioni se non alla fine quando matura una sofferenza tale da poterla vederla come una donna da prendere ad esempio, sopravvissuta a testa alta al dolore. Quella di Pieces of a Woman, dopotutto, è la storia di come da una generazione all'altra viene tramandato il modo di approcciarsi al dolore e questo è uno dei temi universali del film in cui chiunque può riconoscersi.

E alla fine del film? Vince il dolore? No, vince l'abilità di sopravvivere ed essere in grado di guardare in faccia i propri demoni, ascoltarli e una volta riconosciuti andare avanti. 

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