Giovedì, 13 Maggio 2021
77. Mostra del Cinema

Tilda Swinton buca lo schermo con un monologo tra cinema e teatro: è l'azzardo di Almodovar

The Human Voice è il cortometraggio fuori concorso di Pedro Almodovar presentato oggi alla 77. Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia

Foto Massimo Tommasini

Stiloso, intelligente, profondo: The Human Voice di Pedro Almodovar è un azzardo. Si tratta di un cortometraggio che si ispira all'opera di Jean Cocteau della durata di trenta minuti senza trama e con un unico personaggio che porta avanti, da solo, un flusso di coscienza su cui si regge tutto il film. Sembra quasi di stare a teatro e di osservare un esercizio di stile di chi sa stare abilmente dietro la macchina da presa. Tra giochi di colori, stile, arte, costumi e inquadrature niente è lasciato al caso da un regista che è in grado di dire tutto senza dover spiegare niente. Non c'è trama, non c'è storia, c'è solo il vaneggiamento di una donna che vacilla tra il folle e il malinconico, tra il desiderio di amare e la consapevolezza di aver perso l'amore per sempre.

Pedro Almodovar porta il teatro al cinema e mescola le carte di questi due modus operandi al punto da creare uno stile ibrido. Il regista spagnolo non ha paura di rompere la quarta parete e far vedere il backstage del set del suo film perché, questo, equivale a mostrarne, come dice lui stesso, la pelle e la sua essenza. 

«Per me quest'adattamento è una sorta di esperimento - commenta Almodovar - un mio capriccio per mostrare sullo schermo cinematografico quello che a teatro viene definito quarta parete mostrando i retroscena, la realtà dietro la finzione. È stata quasi un'opera liberatoria dove mi sono liberato di diversi limiti come l'uso della mia lingua madre, sperimentando invece con linglese o il limite della durata minima di 90 minuti. Ma un'opera così libera, per riuscire bene, ha bisogno anche di tanto rigore ed è quello che ho cercato di mantenere». 

Tilda Swinton regala al pubblico un'interrpetazione impeccabile e così reale da farci credere che sia presente in carne e ossa su un palcoscenico davanti a noi. Esce quasi dallo schermo il suo personaggio, la si può percepire in sala in tutta la sua inciruezza, sensibilità, debolezza e smarrimento. Pedro Almodovar mette in scena le contraddizioni di tutti gli stati d'animo che attraversano il corpo e la mente di una donna che ama ma è stata lasciata tra disperazione, rabbia, perdita di controllo e dipendenza affettiva. Ci si può identificare, a modo proprio, in ognuno di questi moti interiori che vengono rappresentati in tutta la loro crudezza fino a toccare le corde più profonde di chi li sta osservando. 

Quella interpretata da Tilda Swinton in The Human Voice è una donna sull'orlo dell'abisso che si trova a vivere le conseguenze del rischio di lasciarsi andare all'amore ma il rischio è una parte imprescindibile di questo sentimento. L'unica voce che si sente in tutto il film è la sua, tutto il resto sarebbe superfluo. È al telefono con il suo ex amante, in una conversazione di cui si sente un solo punto di vista e quello che dovrebbe essere un dialogo si fa monologo di una donna che sembra quasi parlare con se stessa e la sua coscienza. Basta tutta la sua disperazione e incoerenza a riempire il film e basta il suo sguardo perso a fare da volto a un'insieme di emozioni altremodo difficilmente rappresentabili.

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