Il Consiglio comunale approva una mozione per la riapertura del Casinò di Venezia

L'assemblea di Ca' Farsetti chiede al governo di riconoscere «l’assoluta specialità dell’attività svolta dalla Casa da Gioco, dare certezza ai tanti dipendenti: persi oltre 27 milioni di euro»

Casinò di Venezia, archivio

Il Consiglio comunale di oggi, giovedì 21 maggio, ha approvato all’unanimità una mozione per la riapertura del Casinò di Venezia. L'assemblea di Ca' Farsetti chiede al governo di riconoscere "l’assoluta specialità dell’attività svolta dalla Casa da Gioco, l’espressa non assimibilità alle attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo e di disporne quanto prima l’autorizzazione alla riapertura. «L’obiettivo - si legge  nella mozione - è  di dare certezza ai tanti dipendenti coinvolti, diretti e indiretti, dal momento che la ripresa delle attività, sospesa a causa dell'emergenza Covid-19, avverrà nel pieno rispetto di tutte le prescrizioni in tema di contenimento del contagio del coronavirus».

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La richiesta alla Regione

La chiusura delle attività della Casinò, viene spiegato nel provvedimento, ha comportato un notevole danno economico a carico della società e del Comune di Venezia, avendo determinato l’azzeramento totale degli incassi con un danno stimato per la chiusura sino a fine maggio 2020 di oltre 27 milioni di euro. Questa situazione, viene precisato, ha determinato inevitabili riflessi anche nella gestione del personale, costringendo al ricorso al Fondo di integrazione salariale (Fis). La mozione chiede di avviare un confronto con la Regione del Veneto per verificare se rientri nelle sue possibilità l’avvio anticipato della riapertura del Casinò di Venezia, qualora risulti ancora tra le attività sospese, salvo restando il rispetto del protocollo di sicurezza a tutela di lavoratori e utenti come ad esempio: l'adozione di misure idonee a consentire il distanziamento sociale, anche attraverso l’uso di diaframmi in plexiglass; la costante attività di sanificazione e igienizzazione dei locali e delle strumentazioni di lavoro; l’utilizzo di appositi dispositivi di prevenzione individuale; il contingentamento degli ingressi. In adempimento della normativa anti-riciclaggio è previsto l’obbligo dell’identificazione e della registrazione della clientela all’ingresso.

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