Il museo di storia naturale di Venezia è stato intitolato a Giancarlo Ligabue

È «l'omaggio della città all'impegno e alla passione del paleontologo». Il museo custodisce oltre 2mila reperti della collezione Ligabue, tra donazioni e deposito permanente

D'ora in poi sarà il "museo di storia naturale di Venezia Giancarlo Ligabue". Si è svolta stamattina la cerimonia con cui il museo naturalistico della città, situato nel palazzo sul canal Grande che fu il fontego dei turchi, prende il nome del paleontologo, esploratore e ricercatore. La decisione era stata presa nei mesi scorsi della giunta veneziana e appoggiata dalla Fondazione musei civici di Venezia: «Ricordiamo così - è stato detto - la passione per la ricerca, ma soprattutto l’impegno profuso nei confronti di questo museo e della città, da parte dell’imprenditore-paleontologo Giancarlo Ligabue».

Impegno per la città

Veneziano, alla guida di un’azienda di approvvigionamenti navali ereditata dal padre e da lui resa internazionale, che festeggia quest’anno il secolo di attività, Giancarlo Ligabue era nato nel 1931 ed è mancato 4 anni fa, nel 2015. Lo svelamento della targa è stato introdotto dagli interventi di Maria Cristina Gribaudi e Gabriella Belli - presidente e direttore della Fondazione Musei Civici -, di Luca Mizzan, direttore del museo, di Inti Ligabue e del sindaco Luigi Brugnaro. Presenti anche gli assessori Paola Mar, Simone Venturini e Michele Zuin, oltre che il prefetto Vittorio Zappalorto. «Giancarlo Ligabue è un simbolo di chi ha creduto nella città - ha detto il sindaco - vogliamo omaggiare la sua tenacia e sottolineare l’importanza di ricordare le persone che donano alla città, che si impegnano e lasciano tracce importanti. Come Giancarlo, sono tante anche oggi le persone generose che sperimentano a Venezia e che testimoniano come sia una città viva. In questo museo leggiamo il passato, ma per pensare al futuro».

Carriera prestigiosa

Ligabue è stato definito «una personalità eclettica della cultura, un moderno avventuriero assetato di sapere e di conoscenza, desideroso di capire i mondi e le culture diverse; un collezionista instancabile, sostenitore di giovani ricercatori e di grandi imprese scientifiche. Un uomo che ha saputo alternare la sua vita di imprenditore con quella di studioso, attingendo al suo dna di esploratore per l’una e per l’altra attività». Con il centro studi e ricerche da lui istituito, ha promosso o sostenuto in 40 anni - spesso guidandole direttamente - oltre 130 spedizioni nei diversi continenti a fianco delle principali istituzioni scientifiche internazionali, scoprendo sei giacimenti di dinosauri, cinque di ominidi fossili, diverse etnie in via di estinzione o sconosciute al mondo occidentale, e ancora città sepolte, necropoli, insediamenti, centri megalitici, pitture e graffiti rupestri, nuove specie di animali e impronte fossili.

Il museo

Il rapporto tra Giancarlo Ligabue e il museo di storia naturale di Venezia inizia nella metà degli anni Settanta, in seguito ad una missione da lui organizzata nel deserto del Ténéré, nel Niger orientale, in collaborazione con Philippe Taquet, del museo nazionale di storia naturale di Parigi (anch’egli presente oggi alla cerimonia). Tra i fossili più importanti del vasto giacimento c’è lo scheletro quasi completo di un Ouranosaurus nigeriensis, lungo oltre sette metri, che Ligabue decide di donare alla città, assieme ad altri fossili e ad uno scheletro di coccodrillo Sarcosuchus imperator, la specie più grande mai esistita. Gli straordinari reperti vengono trasportati a Venezia ed esposti al pubblico nel 1975 ed è grazie ad essi che ha il via il rilancio del museo, che oggi arriva ad attrarre 80mila visitatori all’anno, in prevalenza veneziani e del territorio metropolitano e, soprattuto, bambini.

Dopo il ri-allestimento del 2010-2011, la prima sala è stata dedicata proprio alla spedizione nel deserto del Ténéré e nella sezione dedicata agli “Esploratori veneziani, racconti di viaggi, ricerche e spedizioni”, la figure di Giancarlo è ricordata in un’apposita stanza, accanto a grandi protagonisti delle ricerche di fine Ottocento-inizi Novecento, come Giovanni Miani e Giuseppe de Reali. Un ringraziamento commosso per questi riconoscimenti è venuto da Inti Ligabue, che ha sottolineato come l’intitolazione sia un «omaggio imperituro, tanto quanto imperiture sono le donazioni e l’amore di Giancarlo per Venezia. Sono grato a una città che sa riconoscere e apprezzare il suo impegno civico e culturale, che è durato più di quarant’anni».

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