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Foto: meeting Italia-Cina a Shanghai

Foto: meeting Italia-Cina a Shanghai

Musolino a Shanghai: «Serve un’agenda credibile di investimenti infrastrutturali»

Il presidente dell'autorità portuale al China International Import Expo: «I porti italiani hanno mostrato fino a oggi scarsa capacità di incidere a Bruxelles, occorre cambiare rotta»

Il sistema portuale italiano rappresentato a Shanghai dal presidente dell’autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale Pino Musolino, al China International Import Expo 2018 in questi giorni, impegnato in una tavola rotonda dedicata alla via della seta mediterranea, e organizzata da Ice e ministero dello Sviluppo Economico.

Infrastrutture

«Entro il 2023 l’Italia dovrà essere in grado di redigere un’agenda credibile degli investimenti infrastrutturali che intende operare facendo emergere il valore della portualità italiana per gli interessi europei - ha detto Musolino -. La seconda partita si gioca sulla revisione del programma connecting Europe facility che assegnerà, al 2020, fondi per 31,2 miliardi di euro alle infrastrutture ricomprese nelle reti infrastrutturali. Il cluster marittimo portuale nazionale ha dimostrato fino a oggi una scarsa capacità di incidere a Bruxelles. È arrivato il momento di invertire tale tendenza, puntando sulla piena intermodalità, sullo sviluppo delle autostrade del mare, sullo sviluppo portuale dell’Europa meridionale».

Via della seta e opportunità

«La strategia della nuova via della seta rappresenta per i porti italiani un’opportunità storica - ha aggiunto Musolino - la Cina sta investendo ingenti risorse finanziarie nel continente africano, con particolare attenzione ai paesi dell’Africa sub-sahariana. Gli investimenti in atto e la conseguente infrastrutturazione del continente potrebbe comportare, nell’arco di una decade, una sensibile crescita economica di tali paesi e la creazione di mercati di consumo. Ciò si potrebbe tradurre in un aumento sensibile della richiesta di beni ad alto valore aggiunto – tipicamente di produzione europea – e, pertanto un aumento di traffici intra-mediterranei. Il sistema portuale italiano non può e non vuole sottrarsi a dinamiche che potrebbero rimettere il Mediterraneo al centro delle catene logistiche di collegamento con il commercio mondiale. Per rispondere alla sfida occorre partire dalle analisi dei dati, individuando e realizzando quelle infrastrutture, portuali e non, in grado di collegare efficientemente il tessuto produttivo con il mondo e sostenere l’export».

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