Navi a Marghera, Filctem Cgil non ci sta: «Le alternative ci sono, ci sia confronto»

Il sindacato torna a esprimersi dopo le visite a Venezia del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e del viceministro Edoardo Rixi: «Le attività industriali presenti lì vengono sottovalutate»

Foto: ingresso Pilkington a Marghera

Torna a far discutere la soluzione Marghera per il transito delle grandi navi da turismo, soprattutto dopo la visita del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a Venezia, e del viceministro Edoardo Rixi al porto. Per Riccardo Colletti della Filctem Cgil «su quelle aree manca un vero confronto, il sindacato stesso è stato messo in una condizione di subalternità in questi anni sulle questioni che riguardano la città, e la soluzione della prima zona industriale sottovaluta le conseguenze per le attività industriali che insistono in quell'area».

Retromarginamenti

«Autorità Portuale, Comune di Venezia, assieme alla Regione Veneto, trattano questa alternativa come se fosse l’unica soluzione - scrive Colletti - , e anche la più logica. Mentre in realtà mancano dati certi che quantificano soprattutto anche l’ordine dei costi. In una delle tante dichiarazioni si sostiene che le banchine per l’approdo delle grandi navi già ci sono e “basterebbe qualche semplice modifica”. La realtà invece è sostanzialmente diversa in quanto le banchine attuali devono essere demolite e associate a uno scavo pesante dei canali, e per restare dentro la questione delle bonifiche non è eludibile in alcuna maniera il piano dei marginamenti e il retro marginamento».

Soluzione invasiva

«Chi sostiene la tesi Marghera  - continua il sindacalista - non considera quanto sia invasiva questa ipotesi nei confronti delle attività come Pilkington e la Raffineria, tra molo e marginamenti si toglierebbero spazi vitali per oltre 50 metri verso le fabbriche. In effetti dovrebbero essere demolite attività e strutture che oggi sono produttive. Per me questa soluzione è impraticabile. Un’altra questione fondamentale ma che non viene esplicitata è il piano di arretramento della banchina dell’ex area MonteSyndial di oltre 15 metri. Questo comporta un costo elevato, ma comunque è giusto ricordare che nel piano di riassetto che stanno veicolando come soluzione “bellissima” in realtà si nasconde un piano di riottimizzazione delle aree, comprese quelle logistiche». 

Scavi

«Oltre allo scavo dal canale dei petroli e del Vittorio Emanuele un’attività crocieristica metterebbe in secondo piano le priorità di traffico che hanno le navi che servono ad alimentare le attività industriali e della logistica. Oltre a questo trovo assurdo e incomprensibile che non si ragioni sul piano della sicurezza, in quanto l’attracco delle navi vicino ai parco serbatoi della Bio Raffineria e vicino ad attività che rappresentano alcune pericolosità, per noi è assurdo. Tutto questo ci fa capire in maniera chiara che le attività industriali di Porto Marghera sono esposte ad un grave rischio di sottovalutazione. La mancanza di una strategia e una pianificazione concreta ha solo il potere di avvantaggiare gruppi privatistici».

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«Esistono dei piani industriali - dice Colletti - esistono le possibilità di avere un’industria che si riqualifichi e che sia ecosostenibile, un’industria che lega i processi produttivi anche alla produzione di energie alternative. Esistono concreti progetti sull’idrogeno, ma vengono visti come una contrapposizione a un’idea di gestione del territorio sostanzialmente diversa. Per questi motivi assistiamo gradualmente a una riduzione di interesse sull’industria e un aiuto sostanziale a gruppi economici che non porteranno nessun beneficio alla nostra città. Io credo - conclude - che il progetto grandi navi a Porto Marghera farà la stessa fine del Mose, creando ulteriormente criticità occupazionali e di impoverimento di Porto Marghera».

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