One Night in Miami: una conversazione ordinaria tra quattro icone della storia afroamericana

Il film d'esordio del premio Oscar Regina King cattura un momento della vita di Cassius Clay, Malcolm X, Jim Brown e Sam Cooke rappresentati all'apice della loro carriera in tutta la loro umanità

One Night in Miami

One Night in Miami è il film d'esordio come regista dell'attrice americana premio Oscar Regina King. Presentato questa sera in anteprima al pubblico della Mostra del Cinema di Venezia, il film convince e spiazza il pubblico perché, inaspettatamente, mette in luce un aspetto poco conosciuto della vita di quattro personalità iconiche della storia afroamericana: la loro vulnerabilità. Cassius Clay, Malcolm X, Jim Brown e Sam Cooke vengono rappresentati all'apice della loro carriera mettendo in primo piano il loro aspetto più umano che li fa apparire non più come il campione di pugilato, l'attivitsta per i diritti umani, il giocatore di football e il cantante ma come quattro uomini di colore in lotta con i propri dubbi e le difficoltà dell'essere afroamericani in un periodo storico in cui a quest'etnia non veniva riconosciuto il pari valore di quella bianca. 

Una conversazione ordinaria tra quattro uomini straordinari

L'intero film, tratto dalla sceneggiatura di Kemp Powers, mantiene la texture teatrale dell'opera ominima da cui prende origine e pone sul palcoscenico del grande schermo quattro personaggi che dialogano e dibattono tra loro, in una stanza d'algerbo, in una notte qualunque a Miami su cosa significa essere afroamericani negli anni 60 in America. Si tratta di uomini ricordati solo come leader carismatici di cui si è voluta esplorare, per una volta nella storia, l'umanità.

L'idea di creare una sceneggiatura su questi quattro amici prima che quattro leggende nasce da un episodio che Kemp Powers racconta di aver letto nel libro di Mike Marqusee su Muhammad Ali dove viene ricordato l'episodio di una notte, in un hotel di Miami, dopo la vittoria di Cassius Clay sul ring in cui il campione di boxe, Malcolm X, Jim Brown e Sam Cooke discutono, litigano, si confrontano e si battono l'uno contro l'altro e l'uno affianco all'altro per le loro idee. 

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«Scrivere questa sceneggiatura - commenta Kemp Powers durante la conferenza stampa via Zoom al Lido di Venezia - mi ha dato il potere di poter essere una fonte di ispirazione per tutti gli afroamericani come me. Mi sono reso conto che si possono, infatti, usare queste quattro icone come se fosserero la voce per tutti gli altri neri lì fuori. Attraverso le lenti di questi luminari si possono ascoltare le opinioni e i pensieri di tutte le persone di colore e celebrare l'umanità di questi quattro personaggi mi sembrava doveroso visto che hanno avuto un grande impatto sul senso di autostima degli afroamericani». 

Libertà politica o libertà economica? Il dibattito ancora acceso su cosa rende libero un uomo di colore

Uno degli aspetti più interessanti del film è quello di voler sottolineare le differenze di opinioni all'interno della stessa comunità afroamericana. Regina King non ha paura di far vedere che non per forza chi è di colore odia i bianchi e che dentro la stessa cerchia di appartenenza possono esserci divergenze di opinione anche drastiche. Colpisce il litigio tra Malcolm X e Sam Cooke quando si trovano a fornteggiarsi sull'idea che non per forza bisogna distruggere l'equilibrio di una società che mette l'uomo bianco al centro per essere dei "bravi uomini di colore" ma che si può anche lavorare al suo interno e far valere i propri diritti senza dover per forza distruggere gli altri. Questi personaggi, dopotutto, non sono altro che i rappresentanti di tutta una fetta di popolazione che ancora oggi combatte con il proprio conflitto interiore di sentirsi diversi e non sapere se la strada più giusta da seguire sia quella di rompere gli schemi della società o adeguarsi, a proprio modo, a questi.

«Ognuno la vede in modo diverso - continua lo sceneggiatore del film in collegamento via Zoom dagli Stati Uniti -. È una situazionale comune anche nella vita reale: ci sono momenti in cui bisogna lavorare dentro gli schemi e altri in cui dobbiamo rompere gli schemi. Ho cercato di dimostrare che è difficile avere una risposta chiara su questo interrogativo e l'ho fatto nel dibattito tra Malcolm X e Sam Cook dove bisogna ammettere che ambedue hanno ragione. E questo è il punto. Questo è un conflitto che ho io come artista ogni giorno e credo che  è un conflitto che abbiamo tutti e che va avanti da sempre. Non tutti vogliono accollarsi il fardello delle proprie origini afroamericane ma il fardello c’è e questi quattro uomini hanno capito una cosa: che, sì, avevano un fardello di essere neri ma l’hanno accettato e hanno reso la propria vita straordinaria». 

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