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Un sipario per interrogarsi sul futuro: l'opera di Maarten Baas al Fondaco dei Tedeschi

L'installazione, in tre parti, è visitabile dal 20 maggio al 21 novembre. «Lo spettatore attende con speranza e timore, partecipe di un’esperienza dall’epilogo incerto»

Come in un teatro, il grande sipario di Maarten Baas al Fondaco dei Tedeschi nasconde e crea aspettativa, invitando alla domanda: quando si aprirà, cosa vedremo? È l'idea che sta alla base di Second Act, installazione site-specific visitabile dal 20 maggio al 21 novembre che permea tutto l'interno del palazzo, dal quarto piano, alla corte fino alla porta d’acqua.

Una metafora del periodo che stiamo attraversando: grandi tende che si aprono e si chiudono paragondando il tempo alla suspense di uno spettacolo teatrale, invitando lo spettatore a immaginare cosa succederà "dopo": «La mia intenzione - spiega l'artista - è rendere l'idea dell'attesa, dell'aspettativa. Stiamo vivendo un tempo di incertezza e guardiamo al futuro con speranza, ma anche con timore. Non potevo mostrare qualcosa di specifico, ho cercato un modo per "non mostrare" ciò che ci aspetta: il sipario permette di evocare il mondo sconosciuto nascosto dietro di esso».

Per una parte della sua installazione, ideata assieme allo scenografo Theun Mosk, l’artista olandese ha quindi scelto di mettere in scena quattro lunghi sipari, sospesi nella corte interna del Fondaco dei Tedeschi, che celano una rappresentazione di cui non si conosce la trama. Il visitatore diventa così spettatore, partecipe di un’esperienza dall’epilogo incerto, così come quella vissuta in questo periodo di pandemia.

Non solo: sempre ispirati al mondo del teatro, Baas e Mosk hanno immaginato un’installazione per la riva d’acqua del Fondaco, composta da venti schermi disposti secondo un angolo di 45 gradi. Su ognuno di loro scorrono i titoli di tutte le opere annullate o rimandate nel mondo durante il periodo di chiusura dei teatri. «Le opere cancellate, come gocce di pioggia cadute dal cielo, danno un’idea della quantità di tutto ciò che non è accaduto durante l’anno», sottolinea Baas.

Il padiglione al quarto piano del Fondaco ospita invece Sweepers, parte della famosa serie Real-Time Clocks presentati sotto la forma di orologi da camino: dei display di forma circolare con due uomini che spazzano il quadrante, indicando il passare dei minuti in tempo reale: «La polvere è sempre presente come simbolo dello scorrere del tempo. Qualunque cosa accada, non si può fare altro che andare avanti», esplicita Baas.

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Un riflesso del tempo in cui viviamo, dunque, secondo lo stile dell'artista, che negli anni ha creato diverse installazioni pluripremiate durante eventi come il Salone del Mobile di Milano, Art Basel / Miami, e mostre internazionali come la Biennale d'Arte di Venezia. La sua rivoluzionaria collezione di mobili bruciati, Smoke, è stata presentata a New York subito dopo l'11 settembre, mentre la sua famosa Real Time Series è stata lanciata dopo la crisi finanziaria del 2008.

Informazioni per il pubblico:

“Second Act”, un’installazione di Maarten Baas in collaborazione con Theun Mosk.

Dal 20 maggio al 21 novembre 2021

@Fondaco dei Tedeschi - Venezia, Calle del Fontego dei Tedeschi (Ponte di Rialto)

Orario: 10 – 18.30; entrata gratuita.

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