Non solo paratoie, il Mose ridisegna la laguna: faro a Chioggia, muta il waterfront di Cavallino

Serie di incontri pubblici per raccogliere le idee sulle opere di mitigazione ambientale. Resta il nodo della piattaforma di Pellestrina: "Se rimuoverla o meno lo decideranno i cittadini"

Milioni di euro che rischiano di rimanere sommersi sotto la superficie dell'acqua: "Visibili 10 o 20 volte l'anno per qualche ora, non di più", è stato spiegato. Il Mose, però, sarà molto di più. Anzi, per certi versi "dovrà" essere molto di più. Dopo gli scandali e una visione concentrata solo sulla realizzazione del sistema di paratoie mobili, ora si cerca di cambiare marcia anche sul fronte delle opere compensative. E' per questo motivo che mercoledì all'Arsenale Nord è stato organizzato il primo di una serie di incontri aperti al pubblico (info su mosevenezia.eu) per raccogliere idee e proposte su come rendere compatibili con il paesaggio le infrastrutture permanenti che rimarranno sul territorio e caratterizzeranno per sempre il panorama. Decine di milioni di euro stanziati fino al 2024, anche se c'è un punto di domanda su chi sarà materialmente a gestirli dopo la chiusura del commissariamento del Consorzio Venezia Nuova.

Un'area in trasformazione

Sorgerà un faro a Chioggia, per esempio, mentre a Cavallino-Treporti, nell'area della bocca di porto, il waterfront è destinato a cambiare radicalmente. Il sindaco Nesto, presente all'incontro in Arsenale, lancia subito le proprie fiches: "Lì ci dovrà essere una pista ciclabile e l'area dovrà essere connessa - ha dichiarato - ora c'è il cantiere a dividerla. Pensiamo a infrastrutture leggere e di riqualificare la strada che già c'è. Ci sarà una passeggiata a piedi o in bici, ma sicuramente non si vedranno strutture commerciali. Di quelle ce ne sono già troppe". Il dialogo è aperto a ogni contributo, non solo proveniente dagli enti locali: "Noi staremo qui qualche anno - ha dichiarato il commissario del Consorzio Venezia Nuova, Giuseppe Fiengo - ma queste opere rimarranno per sempre. E' il minimo chiedere, sul modello francese, che interessi intacchiamo sul territorio". Altro capitolo aperto, per esempio, è la piattaforma di Pellestrina: "Io penso che sia controproducente rimuoverla - ha commentato il provveditore alle Opere pubbliche del Triveneto, Roberto Linetti - ma se la popolazione deciderà di spendere 10 milioni di euro per toglierla allora lo faremo. Non c'è alcun preconcetto". "Del resto è un'opera provvisoria ma che ancora ci serve", gli ha fatto eco Fiengo.

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Squadra di lavoro

Questo percorso partecipativo si svilupperà attraverso una serie di incontri pubblici nei territori comunali interessati, dopodiché il Consorzio, il Provveditorato e i tecnici di Iuav (che già a suo tempo presentarono diverse tavole ora in esposizione nello spazio Thetis dell'Arsenale) tireranno le fila: "Si tratta di una quota ingente, inferiore a 100 milioni di euro, ma il discorso sul paesaggio per troppo tempo è stato tenuto da parte - ha concluso Fiengo - E' arrivato il momento di riprenderlo con uno schema partecipativo". Della partita sarà naturalmente anche Iuav: "C'è stato un rapporto conflittuale negli anni che furono perché spingevamo per la trasparenza - ha affermato il rettore di Iuav, Alberto Ferlenga - Ma non era una priorità. Le nostre idee hanno comunque già influito sulla struttura dell'opera. Ora, però, si è finalmente cambiato passo".

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Progetti partecipati

Tra Cavallino-Treporti e il molo di San Nicolò sono interessati oltre 20 ettari di terre emerse, aree che per la stragrande maggioranza diverranno spazio pubblico, con diversi punti di approdo. Per garantire il transito delle imbarcazioni da diporto durante le fasi di innalzamento delle paratoie è stato realizzato un porto rifugio comunicante con la laguna tramite una conca di navigazione. Alla bocca di Malamocco, sulla spalla nord (Alberoni), si pensa a un intervento con percorsi ciclabili e pedonali, compresa una rete di accessi per valorizzare e rendere fruibile il forte Rocchetta. A Chioggia, è stato detto, la presenza del Mose può essere occasione di avviare una ri-definizione ambientale per il riuso delle aree, soprattutto forte San Felice.

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